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Senzatetto, scelta obbligata: l’unica che resta ad un individuo. In Italia sono 50.000 quelli censiti

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(di Sandrino Luigi Marra)
In Italia sono 50.000 i senzatetto censiti, quasi impossibile sapere quanti siano i non censiti. Per l’80% sono maschi, con una media di 40 anni di età, ma ci sono anche minori, persone ultrasessantacinquenni, ed ovviamente un 20% di donne, sono bianchi e neri, mulatti ed olivastri, italiani e stranieri. Di solito il comune cittadino li vede nei dintorni delle grandi stazioni ferroviarie, ed a secondo della stagione o dell’orario li nota spesso per lo stato di ebrezza (più o meno acuto dipende dall’ora) dal lezzo e dalla sporcizia dei loro corpi. Ed accelera il passo, si allontana da questi, frasi ed espressioni di disgusto si sprecano, a dir poco. Curioso è poi ascoltare i discorsi delle persone che qualche minuto prima avevano incrociato sul loro dorato cammino qualche barbone, clochard, homeless, senzatetto, senza fissa dimora, insomma fate un poco voi, in fondo sono diversi termini per definire una sola cosa: il senzatetto. Tanti pensano che sia una scelta, hanno deciso così ad un certo punto di cambiare vita, liberi da ogni vincolo, liberi di girovagare a proprio piacere. Magari fosse così, magari fosse una decisione libera fatta con l’idea di una vita di libertà, invece è totalmente il contrario, è una scelta obbligata l’unica che resta ad un individuo, è la dimostrazione di un fallimento nella propria vita e del fallimento della società che non ha avuto la capacità di aiutarli. E l’alcool, la droga sono gli elementi che permettono a molti di sopportare il freddo, la pioggia, il caldo, il dormire in strada sotto dei cartoni, la disperazione di una vita fatta di fame, dell’impossibilità di lavarsi regolarmente, di abiti e scarpe portate indosso per mesi. E la gente ti passa davanti e non ti vede, preferisce non vederti, senza sapere che dietro quel volto c’è un essere umano che ha avuto una famiglia, una casa, un lavoro. Che era astemia, che si lavava anche più volte al giorno, che conduceva una esistenza “normale”. All’invisibilità della gente comune ed al pregiudizio di questa si aggiunge la disattenzione e l’assenza delle istituzioni, di uno stato che si preoccupa di altro, invece che guardare e seguire anche cittadini meno fortunati. C’è nel nostro bel paese una grave e considerevole assenza in merito, si fa istituzionalmente molto poco e rispetto ad altri paesi europei siamo fanale di coda, nonostante rimaniamo la settima potenza economica del pianeta. Si preferisce lasciare così la situazione, senza pensare che la mancanza di attenzione e di assistenza a tali emarginati, nel lungo termine comporta una spesa quintuplicata in seguito alla cronicizzazione delle patologie che tale vita inevitabilmente comporta. Ciò che si cura oggi diviene un risparmio domani, ciò che viene lasciato a sé stesso oggi peserà economicamente sulla società 5 volte il peso di un ventennio di normale assistenza. Eppure le soluzioni potrebbero esistere e di vario genere, dall’accoglienza in case condivise, ai percorsi di reinserimento sociale, a percorsi lavorativi organizzati, tutte cose di una semplicità spaventosa, che potrebbero ridare dignità a persone che sono persone, sono esseri umani. Manca nel nostro paese nel modo più assoluto un piano sociale nazionale, dove l’obiettivo è dare dignità alle persone indipendentemente dalla nazionalità e dal colore. Invece leggi sempre più assurde, visioni regionali e locali su accattonaggio e senza fissa dimora scoordinate e quasi senza senso, non fanno altro che lasciare ulteriormente ai margini le persone, segnando per queste un destino funereo, peggiore di quello che già vivono. L’impegno delle onlus, dell’associazionismo vario e per fortuna anche numeroso, riescono almeno a fornire nel breve termine un aiuto, il quale deve fare anche i conti con la burocrazia, le leggi ed una fetta di impiegati statali cresciuti lavorativamente nel contesto burocratico e purtroppo talmente istituzionalizzati da non riuscire a guardare al lato dei propri occhi (eufemisticamente parlando). Ma ciò non è accettabile, non può essere accettabile in un paese che vanta di essere, nonostante le crisi economiche, il settimo paese più industrializzato al mondo. Non può essere accettabile che le istituzioni, la classe politica lascino ai margini 50.000 persone (senza considerare i non censiti) senza muovere un dito, senza creare una legge, un decreto, senza nulla fare se non creare invisibili.

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