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Sessa Aurunca – Il CAB è spirato, il consiglio regionale lo scioglie e passa le competenza al consorzio del Volturno

Sessa Aurunca (di Francesco Vettone) – Il CAB non esiste più, ieri il Consiglio Regionale della Campania, durante la seduta consiliare al punto 7 “Soppressione del Consorzio Aurunco di Bonifica e conseguente assegnazione delle competenze al Consorzio Generale di Bonifica del Bacino inferiore del Volturno” si è decretata la fine, sofferta, dolorosa ma inevitabile del CAB, chiude un ente storico del nostro territorio, dopo proclami, promesse ed interessamenti veri e finti.Ma facciamo un passo indietro alla ricerca delle cause che ci hanno portato ad oggi, lontani dal voler cercare le responsabilità, a quello penserà la storia, vogliamo solo ricostruire gli eventi. 45.388.693,73  EURO, tenete a mente questo numero, dato contabile ottenuto dalla somma di attivo e passivo, in cui in attivo vanno inseriti anche tutti i crediti vantati alcuni vecchi anche di oltre 10 anni, quindi nella pratica inesigibile, considerazione che farebbe lievitare questo numero già di per se enorme a 60 milioni ed oltre, ci sarebbe poi da considerare che il consorzio aurunco non presenta bilanci dal 2012, quindi tutte le voci di capitolato relative ai beni strumentali e non andrebbero riviste, vi porto un esempio per uscire dai tecnicismi, se compro un auto oggi ha un valore, l’anno prossimo ne avrà un altro minore, l’anno dopo un altro e così via. Ora senza voler contare i centesimi, vi renderete che 45.388.693,73 di EURO di passivo, già, avevo dimenticato di dirlo, è una cifra enorme, la Regione Campania al netto del capitolato sanitario che è quello di maggiore incidenza, circa l’80%, ha come spesa corrente 110/120 milioni di Euro. Come si poteva salvare un ammalato così mal concio? Prima di tutto su chi dovevano ricadere i debiti? Comuni consorziati e Regione? O solo la Regione in quanto consorziata ed ente controllore? Capirete che anche per la Regione Campania la cifra è enorme, il 50% delle casse utili regionali, salvare il CAb sarebbe significato sacrificare tutto il resto. Si è valutato un recupero dei crediti, ma l’ufficio competente oramai senza gli ausili di prima necessità come carta, utenze, penna e quant’altro necessita ad una struttura, non era nella condizione di esigere i crediti messi a ruolo che in ogni caso non sarebbero bastati a tornare ad una gestione ordinaria. Si è pensato ad una azione di cassa integrazione per i dipendenti ma essendo la spesa per le risorse umane meno del 10% del debito totale , ciò non avrebbe inciso in maniera rilevante su un tentativo di salvataggio. Essendo il CAB una società consortile di Enti Locali non può servirsi della procedura di dissesto riservata ai comuni, mentre quella ordinaria per le società, semmai attuabile non avrebbe ripagato nessun creditore, essendo nelle disponibilità immobiliari del CAB la sola palazzina sessana, il resto, compresi gli impianti idrovori, sono beni demaniali. Quindi quale creditore avrebbe accettato un accordo?Ogni cosa sulla terra ha un prezzo ed il risultato di una quasi trentennale cattiva gestione non poteva che portare ad una ed una sola soluzione, bisognava scegliere se salvare capra o cavoli, perché per salvare entrambi non vi erano più le condizioni. Arriviamo ad oggi, 45.388.693,73 Euro di debiti, o meglio 60 per il ragionamento di prima, scompare il nome CAB ma restano i dipendenti e le funzioni. Su proposta del Consigliere sessano, nonché presidente della VII Commissione Consiliare Permanente, Gennaro Oliviero, scompare il CAB, scelta coraggiosa e sofferta, ma unica possibile.

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