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Sessa Aurunca / Carinola – Creplin, sequestrata l’azienda degli imprenditori anticamorra

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Sessa Aurunca / Carinola –  La Squadra Mobile della Questura di Caserta ha dato esecuzione al sequestro preventivo disposto dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della locale Procura, nei confronti dei titolari della Cleprin Antonio Picascia e Franco Beneduce. L’azienda originariamente sita a Sessa Aurunca era stata distrutta in un rogo, probabilmente doloso, nel luglio 2015. Da allora i due imprenditori sono diventati un ‘simbolo’ dell’anticamorra. In particolare si tratta del sequestro preventivo degli immobili e del terreno circostanze di proprietà della Creplin per la violazione delle norme in tema di abusivismo edilizio e di tutela paesaggistica.
Nello specifico la Cleprin acquistava all’asta giudiziaria un immobile nel Comune di Carinola al Km 177+7. Questo immobile è diventato la sede operativa della Cleprin, destinata alla produzione dei detergenti ad uso industriale dopo essere stata trasferita dalla prima ed originaria sede di Sessa Aurunca, oggetto di un incendio, presumibilmente doloso, il 24 luglio 2015. Sulla scorta dell’attività investigativa ad opera della Procura è emerso che la struttura immobiliare – acquisita all’asta giudiziaria – ricade in zona agricola e risulta gravata da vincolo paesaggistico e ha specifica destinazione agricola. In epoca successiva all’adozione del decreto di trasferimento sono stati realizzati interventi anche di ampliamento, di particolare consistenza, in assenza delle prescritte autorizzazioni, determinati aumenti di volumetria e di superficie utile.
Nello specifico sono state realizzate le seguenti opere: in ordine al capannone principale, la chiusura parziale del porticato antistante il prospetto sud (il volume ricavato dalla chiusura del porticato risulta adibito ad uffici e servizi distribuiti su due piani con scala di collegamento); in ordine alla palazzina uffici, la chiusura del porticato esistente al piano terra, con un consistente ampliamento verso l’interno del capannone, sia al piano terra che al piano primo e in ordine al secondo capannone, l’ampliamento della larghezza di circa 40 cm, la nuova destinazione d’uso del piano terra adibito ad area per la lavorazione nonchè in adiacenza allo stesso capannone un corpo di fabbrica da adibire a locale ristoro ed uffici.
Dall’inchiesta è emerso inoltre che gli indagati hanno cercato di ottenere, con diversi espedienti fraudolenti, titoli autorizzativi in sanatoria in maniera illegittima attestanti la conformità urbanistica e paesaggistica delle opere, in particolare utilizzando la possibilità concessa a chi acquista in sede di procedura concorsuale il condono entro 120 giorni dalla emissione del decreto di trasferimento. Il tutto è avvenuto tramite false rappresentazioni nelle relazioni descrittive e dei grafici dello stato dei luoghi allegati all’istanza di condono.
In particolare si è provato a far risultare il cambio di destinazione d’uso, da agricolo ad industriale, e le opere eseguite sull’immobile con aumenti volumetrici e di superficie come realizzati entro la data indicata dalla legge sul condono del 1994, invocata nelle istanze. Gli interventi si ponevano infatti in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti sul territorio del Comune di Carinola sotto il profilo della compatibilità con la destinazione urbanistica della zona, con la normativa paesaggistica che esclude per le opere realizzate senza autorizzazioni o in difformità ad esse la procedura di verifica di compatibilità paesaggistica ex art.167.
Il Gip, condividendo l’operato della Procura, ha ritenuto sussistente il quadro indiziario nonostante siano pervenute denunce da parte dei due indagati, con le quali rappresentavano fatti illeciti compiuti da parte dell’ufficio tecnico comunale di Carinola nell’ambito della gestione della pratica edilizia in questione.

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