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Vairano Patenora – Abusi edilizi, coinvolto sindaco Cantelmo. Posizione imbarazzante anche per i più “garantisti”. Fra lui e il tecnico comunale qualcuno non dice il vero

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Vairano Patenora – Appare sempre più imbarazzante la questione legata alla proprietà Cantelmo, in località Pizzomente, nei pressi della cava.  Il primo cittadino, Bartolomeo Cantelmo, assicura che quell’area non è più di sua proprietà, da tempo. Ma il tecnico comunale lo smentisce e assicura che catastalmente è ancora proprietario al 50%. Chi non dice il vero fra i due?
Sulla questione, nel tentativo di fare chiarezza,  il consigliere comunale di minoranza, l’avvocato Raffaele Moreno, ha scritto una precisa denuncia indirizzata, fra gli altri, al Procuratore della Repubblica  presso il Tribunale di S.M. Capua Vetere e al Prefetto di Caserta.

Il documento:
Faccio seguito alla mia interrogazione acquisita al protocollo dell’Ente in data 25/7/2019 al nr. 9130 ed alla mia successiva richiesta di accesso e copia atti prot. n. 9820 del 14/8/2019, a seguito delle quali mi sono state trasmesse le note in oggetto con allegato provvedimento di diffida prot. n. 5925 del 15/5/2019 con cui si ordina al sospensione dei lavori ed il ripristino dello stato dei luoghi. Dette note di riscontro del Sindaco e del tecnico comunale evidenziano quanto segue.

  1. A) Nota a firma Sindaco Cantelmo prot. 10002 del 22/8/2019.

Con detta nota, il Sindaco, risponde ai tre quesiti da me posti con l’interrogazione, ma quel che desta maggior interesse è la risposta al primo quesito, volto a sapere se intenda o meno perfezionare la compravendita del fondo di circa 5.000 mq. ubicato in località Pizzomonte del Comune di Vairano Patenora, alla Soc. Eco 2000 s.a.s. di Pellegrino Giovanni & c. il cui legale rappresentante è stato destinatario di un’ordinanza di misure cautelari e reali emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo campano che ha disposto il sequestro di beni per tre milioni di euro circa e la misura coercitiva del divieto di dimora essendo il Pellegrino indagato del reato di traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies cod. pen.) che è, poi, l’attività cui avrebbe dovuto destinare l’area di cui si discute, dovendo ufficialmente divenire sito di stoccaggio di inerti in prossimità di una cava dismessa e di una realizzanda variante complanare alla via Napoli di Vairano Scalo.

Ebbene al suddetto quesito il Sindaco risponde testualmente che: “trattasi di una trattativa tra privati condotta non dallo scrivente ma da un nipote (Michele Cantelmo n.d.r.) proprietario unico del bene in forza di atto di successione (50%) e di cessione con atto privato del 2015 del restante 50% (proprietà dello scrivente per stessa successione) a favore dello stesso nipote e quindi di tutti i suoi possibili diritti (fitto, possesso, vendita, usi vari). E’ volontà esclusiva del nipote la scelte dell’uso del bene, non avendo lo scrivente alcun interesse” (cfr. nota Cantelmo allegata).

Dunque, il Sindaco afferma che l’atto con la Soc. Eco 2000 s.a.s. di Pellegrino Giovanni & c. è stato sottoscritto dal solo nipote Michele Cantelmo unico proprietario del bene in virtù di cessione della sua quota (50%) al congiunto avvenuta con atto privato del 2015.

  1. B) Nota a firma tecnico comunale prot. 10069 del 27/8/2019.

Dalla diffida n. 5925 del 25/5/19 indirizzata a Cantelmo Michele, Cantelmo Bartolomeo e Giovanni Pellegrino con cui si prescrive la sospensione dei lavori ed il ripristino dello stato dei luoghi – contrariamente a quanto affermato dal Sindaco nella nota che precede – emerge che: “ dalle visure Catastali effettuate per il tramite SISTER l’area di cui al foglio di mappa 25 particella 96 della superficie di mq. 1.06.29 risulta intestata ai Sigg. Cantelmo Michele ½ e Cantelmo Bartolomeo ½.

Inoltre, sempre da detta diffida, non si comprende quale dei comproprietari abbia sottoscritto in data 1°/12/2018 il preliminare, promettendo la vendita futura del fondo al Sig. Giovanni Pellegrino nato a Casal di Principe il 27/5/1972 ed ivi residente alla via U. Maddalena.

Poi, sempre “nel citato preliminare viene evidenziato che alcune migliorie sull’area in oggetto sono state eseguite dalla ditta DE.FRA. Costruzioni SRL con sede in via Madonna del Carmine, quale amministratore unico Francesco D’Elena … che alla data del sopralluogo del 10/5/2019 vi erano lavori in corso e che gli stessi li stava eseguendo la ditta ECO 2000 SAS di Pellegrino Giovanni & c.” (cfr. diffida 5925 del 15/5/2019 allegata).

La nota del tecnico comunale riferisce, poi, che a seguito del sequestro penale dell’area de qua e della suddetta diffida, il sig. Michele Cantelmo ha presentato n. 4 istanze (prot. n. 8417 del 9/7/19; prot. n. 9076 del 24/7/19; prot. n. 9824 del 14/8/19; prot. n. 9947 del 20/8/19) di cui: le prime due aventi ad oggetto accertamento di conformità ai sensi degli artt. 36 e 37 del d.P.R. 380/01 per i lavori abusivi relativi ad un locale di sgombero ed opere abusive di ristrutturazione ed ampliamento; la terza, avente ad oggetto Scia in sanatoria (artt. 22 e 37 d.P.R. 380/01; art. 19-bis Legge 7/8/1990 n. 241); la quarta, avente ad oggetto permesso di costruire per la riqualificazione dell’area produttiva per la realizzazione di opere di urbanizzazione in zona Dp in via Patenara. 4

1- Una prima osservazione da fare, confrontando la nota sindacale con l’atto di diffida del tecnico comunale, è la seguente.

Il Sindaco asserisce che il 50% del fondo di cui si discute lo avrebbe ceduto al nipote con atto privato del 2015 (voglio sperare che detto atto sia munito di data certa, sia stato almeno registrato).

Fatto sta che dagli atti prodotti dal tecnico comunale e dal sistema SISTER dell’Agenzia del Territorio (quello utilizzato per espropriare i proprietari delle case del Borgo Medievale, per intenderci) non risulta la cessione della quota-parte del fondo appartenente al Sindaco al nipote Michele Cantelmo, tant’è vero che destinatario del provvedimento repressivo degli abusi edilizi accertati sull’area è anche il Sindaco in carica, fatto già di per sé gravissimo (ma non isolato), che risulta, quindi, allo stato ed a tutti gli effetti comproprietario tuttora del 50% dell’area in questione.

Pertanto chi è che afferma il falso? Il Sindaco o il Tecnico comunale nella diffida emessa?

2- Inoltre, la citata diffida al ripristino dello stato dei luoghi emessa in data 15 maggio 2019 non risulta impugnata al Tar dagli interessati (Bartolomeo Cantelmo, Michele Cantelmo, Giovanni Pellegrino), con la conseguenza che, se realmente non fosse stata impugnata, il provvedimento sarebbe allo stato INOPPUGNABILE e i manufatti abusivi con la relativa area di sedime devono passare di diritto al patrimonio comunale (art. 31 co. 2 dPR 380/01: 2. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l’esecuzione di interventi in assenza di permesso, in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, determinate ai sensi dell’articolo 32, ingiunge al proprietario e al responsabile dell’abuso la rimozione o la demolizione, indicando nel provvedimento l’area che viene acquisita di diritto, ai sensi del comma 3) e al Tecnico comunale – che già non ha vigilato in precedenza su un’attività edilizia abusiva sotto gli occhi di tutti – è impedito l’esame delle istanze in sanatoria e la richiesta di permesso di costruire in sanatoria dovendo solo ed esclusivamente procedere all’acquisizione dell’area come atto dovuto. 5

Di tanto informo anche la competente Procura della Repubblica affinché, nel caso in cui rinvenisse, dalla lettura degli atti a me inviati, condotte penalmente rilevanti da parte di ufficiali di governo e pubblici funzionari, proceda come per legge.

Avv. Raffaele Moreno

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