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TEANO – Truffa milionaria, partito il processo

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teano. “Madoff della Maremma”, parte il processo ai complic. Robert Da Ponte ha invece ottenuto il rito abbreviato e sarà giudicato a Firenze.
E’ cominciato davanti al tribunale di Grosseto, ma è anche stato subito rinviato al 17 luglio per un difetto di notifica, il processo con rito immediato per parte dei 12 indagati del ‘caso Da Ponte’, accusati di una presunta associazione per delinquere facente capo al ‘Madoff della Maremma’ Robert Da Ponte (alias di Robert Moore) per una vicenda con accuse di riciclaggio e attività abusiva finanziaria, con l’aggravante della transnazionalità.
Le posizioni degli imputati sono differenti a seconda delle responsabilità individuate dai sostituti procuratori di Firenze Giulio Monferini e Gianni Tei nell’inchiesta sul ‘Madoff della Maremma’, organizzazione che avrebbe trasferito in Svizzera 250 milioni di euro di centinaia di ‘clienti’, sottraendola al fisco.
I pm di Firenze avevano richiesto il giudizio immediato anche per Da Ponte, ma il finanziere italo-americano ha fatto opposizione chiedendo di essere processato con rito abbreviato. L’opposizione è stata accolta e Da Ponte a fine mese sarà processato davanti ad un gup di Firenze. cA Grosseto, invece, proseguirà il processo per i co-indagati: nella città maremmana c’é il tribunale competente per territorio anche se le indagini sono state coordinate dalla procura del capoluogo toscano insieme ai carabinieri del Ros.  Sarebbe stata infatti la Maremma, infatti, il centro dell’attività illecita di Da Ponte e gli altri indagati. A luglio i Ros avevano sequestrato la villa di Da Ponte a Roccamare (Grosseto), ritenuta la base del finanziere americano. Il ‘Madoff della Maremma’ è stato rintracciato soltanto ai primi di luglio a Monaco di Baviera. Nell’ambito della stessa inchiesta, condotta dai carabinieri del ros, altri quattro professionisti collaboratori di Da Ponte, Salvatore Aria, Alfredo Tortorici, Mario Bevilacqua e Stella Terzianz, erano stati colpiti lo scorso 31 maggio da misure cautelari, mentre un quinto, Paolo Porisiensi, si consegnò pochi giorni dopo.
l disastro è stato innescato da un credito di cinque milioni di euro che la Rothsinvest vantava con la società Lexin Corp di Pamplona per una fornitura di petrolio: credito congelato dalle autorità spagnole per sospetto riciclaggio. Su segnalazione della Spagna, in aprile la polizia svizzera e il tribunale di Berna hanno congelato tutti i conti Rothsinvest e da quel momento Da Ponte non è più riuscito a pagare gli inetressi ai clienti italiani.
Nel corso delle indagini i carabinieri del Ros e i pm Giulio Monferini e Gianni Tei hanno scoperto anche che Da Ponte e i suoi collaboratori non disdegnavano di creare false garanzie bancarie per attivare linee di credito e che a tal fine avevano chiesto a una esperta di informatica di operare come hacker per fabbricare documentazione contabile falsa riconducibile alla Bnl. Salvatore Aria e per le altre persone coinvolte nello scandalo finanziario della Maremma: Robert Da Ponte,  Alfredo Tortorici, Mario Bevilacqua e Stella Terzianz,  Paolo Porisiensi, accusate a vario titolo di associazione a delinquere transnazionale finalizzata alla abusiva attività finanziaria e di accesso abusivo a sistemi informatici. Secondo le accuse, dal 2001 Robert Da Ponte, che risiedeva in una splendida villa a Roccamare (Castiglione della Pescaia), aveva cominciato a raccogliere capitali da risparmiatori italiani interessati a sfuggire al fisco, ai quali assicurava rendimenti oscillanti fra il 9% e il 10,80% annui. A tal fine aveva creato una rete di collaboratori che individuavano i clienti e raccoglievano il denaro. Con questo sistema, per ammissione degli stessi indagati, in 10 anni la Rothsinvest (che in Italia non aveva alcuna autorizzazione a svolgere attività finanziaria) ha raccolto circa 250 milioni di euro da almeno 300 clienti. Il denaro confluiva su conti della stessa Rothsinvest, “in totale confusione di patrimonio fra gestore e investitore”.

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