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PIETRAMELARA – Metodo mafioso, gli indagati respingono tutte le accuse

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PIETRAMELARA. Per imporre il monopolio dei loro prodotti (gas in bombole) non avrebbero esitato a minacciare e intimidire alcune ditte rivali. Durante l’interrogatorio avvenuto ieri, le cinque persone indagate avrebbero respinto ogni accusa mossa dalla Procura. Gli imprenditori Leopoldo e Giovanni  Mauriello avrebbero cercatodi convincere i giudici della loro estraneità rispetto alle contestazioni formuale.
Tuttavia nulla sembnra essere cambiato nella loro posizione: restano in carcere. I difensori annunciano già ricorso al tribunale del riesame per ottenere la scarcerazione dei propri assistiti.
Entro una decina di giorni dovrebbe essere fissata l’udienza davanti ai giudici partenopei che dovranno confermare – oppure no – le scelte del Gip dell’antimafia. Fra i difensori dei cinque indagati anche l’avvocato Vincenzo Cortellessa.
Secondo l’accusa Per imporre la vendita dei loro prodotti non esitavano a usare la violenza, ina lcuni casi sono stati intimiditi e picchiati anche alcune ditte rivali che avevano conquistato fette di mercato. In manette sono finiti Giuseppe Cantile, Leopoldo Mauriello, titolare  della  ditta  individuale Mauriello Petroli Group, Giovanni Mauriello, Alfredo Caiamano e Antonio Gliottone. Alcuni mesi fa un piccolo imprenditore della zona fu aggredito nelle campgane fra Vairano Patenora e Pietramelara. Sei tu il proprietario del gas”?
Poi tante bastonate fino a lasciarlo svenuto al suolo.  Vittima dell’agguato fu un impreditore – Francesco Miele, 25 anni di Pietramelara che venne pestato a sangue da due sconisciuti.
In precedenza la vettura guidata dalla moglie dell’imnprenditore era stata spinta fuori strada da due dei cinque arrestati. La donna, in quell’occasione, era incinta. ”Nel febbraio del 2012 – dice – mentre ero in auto con mia nipote di 12 anni, di ritorno da Presenzano, fui affiancata da un’altra auto, in cui vi erano Cantile e Mauriello, che mi spinse fuori strada; finii nella scarpata. A seguito dell’impatto non ho subito lesioni ma ho accusato un forte dolore alla pancia essendo in stato interessante”. ”Alcuni mesi dopo – continua la donna – vennero a casa nostra e dissero a mio marito: ‘Dovete chiudere l’attivita’ perchè‚ non ci avete chiesto il permesso altrimenti vi facciamo saltare in aria, noi ti abbiamo avvertito”.

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