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Pignataro Maggiore / Sparanise – Rifiuti e ambientalismo da salotto, tutti avvelenati per decreto legge

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Pignataro Maggiore / Sparanise – Il nuovo governo, quello che doveva essere un argine invalicabile contro l’inquinamento, ha varato un decreto legge che facilita l’inquinamento dei terreni agricoli. Il ministro Costa, sulla vicenda specifica è rimasto in assoluto silenzio. Segno evidente che quando arrivi a certi livelli, quando diventi un importante ingranaggio del sistema, non ti resta che girare.
Nelle settimane passate gli ambientalisti e tanti cittadini di Pignataro Maggiore e in generale dell’Agro Caleno hanno dato vita ad una manifestazione contro la realizzazione di alcuni impianti che altrettante aziende hanno intenzione di realizzare nel territorio di Pignataro Maggiore e Sparanise. Nessuno però ha protestato contro il decreto legge approvato dal governo pochi giorni fa. Un decreto legge che aumenta di 20 (venti) volte i valori dei velenosissimi idrocarburi all’interno dei fanghi derivante da depurazione che possono essere utilizzati in agricoltura. Il governo ha giustificato la necessità del decreto legge proprio con la carenza di impianti per il trattamento dei fanghi di depurazione. Ora quei fanghi non correttamente trattati, cioè pieni, di veleni, potranno essere sversati nei terreni agricoli, diventando concime. E tutti zitti.
Insomma, si protesta per gli impianti ma si tace quando il governo per legge permette di spargere i fanghi velenosi sui terreni agricoli. Forse a questo tipo di atteggiamento si riferiva Salvini quando parlava di “ambientalismo da salotto”.
Con il decreto-legge Genova ( D.L. 109 del 28.9.2018) è stato inserito il controverso articolo 41 che innalza i limiti degli idrocarburi che possono essere smaltiti nei terreni. In sostanza il governo ha innalzato i limiti per la presenza di idrocarburi ammessi nei fanghi dei depuratori che poi vengono utilizzati come concime per l’agricoltura, limite elevato ad un valore 20 volte superiore passando da 50 mg/Kg a ben 1000mg/Kg.
La decretazione di urgenza in materia ambientale è quanto meno discutibile e criticabile ma andiamo per ordine. In primo luogo con tale norma non si tiene minimamente conto dell’impatto che lo spargimento di fanghi di derivazione industriale e con concentrazioni altissime di idrocarburi può avere sull’agricoltura e sulla salute umana. Di certo una norma adottata con la decretazione di urgenza e che porta il limite degli idrocarburi da 50 mg/Kg a ben 1000mg/Kg di certo risolve molti problemi delle industrie e soprattutto delle società petrolifere. Al riguardo è sufficiente leggere il comma 1 dell’art 41 quando stabilisce che “Al fine di superare situazioni di criticità nella gestione dei fanghi di depurazione” “fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40) per i quali il limite è 1000 (mg/kg tal quale)”. L’articolo 41 del decreto avrà immediate e rilevanti conseguenze anche per la Basilicata. In effetti, a seguito della dispersione nel sottosuolo di 400 tonnellate di idrocarburi ( quantitativo così stimato da Eni Spa) , a Viggiano, nell’area industriale, sono previsti tre impianti mobili impianti mobili che separano l’acqua e il petrolio recuperato dal sottosuolo. Gli impianti, però, non separano completamente gli idrocarburi dall’acqua e poiché tale acqua dopo l’utilizzo industriale viene scaricata nel depuratore ASI, i fanghi che si andrebbero a formare nel tempo, sarebbero completamente fuori norma a causa dell’effetto cumulo. Durante l’attività di depurazione, inoltre, l’impianto produce rilevanti volumi di fanghi che debbono essere smaltiti, ecco che l’innalzamento dei valori di idrocarburi ammessi per consentirne lo spargimento in agricoltura, consentirà alle società petrolifere in Basilicata, di poterle impiegare sui campi coltivati, operazione che se da una parte crea grande preoccupazione per Mediterraneo no triv, dall’altra comporta grande risparmio per le compagnie petrolifere.

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