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ROCCAMONFINA – Tutelato il più grande e vecchio Castagno

ROCCAMONFINA – I castagneti che hanno reso famosa Roccamonfina (Caserta), sono forse tra gli ultimi in Italia di una certa estensione dove si è mantenuta  l’antica coltivazione intensiva, come un tempo avveniva in gran parte della montagna italiana prima che la recrudescenza delle malattie che hanno colpito il castagno nel secolo scorso spingessero gran parte dei proprietari a tagliare e svendere alle ditte boschive e del tannino i loro castagneti; una pratica che ancora prosegue oggi, con un danno incredibile che se un tempo incise solo sull’economia agraria, oggi ha anche un effetto sulla biodiversità che a questi antichi e vecchi alberi è legata (si pensi alle tante specie di uccelli e mammiferi che dai castagni trovano sostentamento o rifugio, anche per la riproduzione).

 

Sulle pendici dell’antico vulcano spento di Roccamonfina tutti i Comuni che se ne suddividono il territorio, oggi  inseriti nell’omonimo Parco Regionale, la coltivazione del castagno da frutto ha quindi mantenuto viva una tradizione praticamente estinta quasi ovunque, composta non solo dalla produzione delle rinomate castagne, ma da tutte le attività agricole connesse alla sua coltivazione (pulitura del sottobosco, potatura degli alberi, raccolta e confezionamento del prodotto). Oggi questi castagneti sono minacciati anche dall’ultima delle malattie che hanno colpito quest’albero di antichissima importazione dall’Asia minore, il Cinipide o Vespa del Castagno, di provenienza cinese. Mentre le autorità stanno cercando una soluzione all’assalto di questa nuova malattia, che se minaccia la produzione dei frutti, almeno non mette immediatamente a rischio la sopravvivenza degli alberi, ma che potrebbe portare i proprietari alla stessa scelta che già altri fecero all’epoca dell’assalto delle altre malattie; ovvero alla vendita alle ditte del legname i centenari ed anche millenari alberi che tanta fama hanno dato a Roccamonfina, riducendo in sterili cedui quei boschi che sono oggi una vera e propria foresta di antichi alberi ancorché resi “domestici” dalle cure dell’uomo.

 

Scaramanticamente o anche quale auspicio a che una tale tragedia non debba avverarsi, uno dei più grandi proprietari di questi castagneti che, ricordiamo, sono anche famosi per la loro annuale produzione di funghi porcini, l’Avv. Stefano Bartoli, di Galluccio ha accolto favorevolmente la proposta dell’Associazione Italiana per la Wilderness di assicurare la tutela di quello che è considerato il più grande e vecchio castagno dell’intero cono vulcanico, da oggi “Monumento della Natura Castagno dell’Acquandreola”, ubicata in una località della sua fattoria Vallemarina in Comune di Sessa Aurunca (benché prossima al paese di Galluccio).

 

L’eccezionale albero ha una circonferenza di ben 7 metri a petto d’uomo, quindi un diametro di oltre 2 metri. Pur con una chioma che negli anni ha subito anche drastiche capitozzazioni al fine di preservarne la vitalità e la produttività, l’albero si presenta ancora nella sua spettacolare monumentalità, accresciuta dalla caratteristica di essere cavo con un’apertura laterale a livello del terreno che consente anche ad una persona di accedervi facilmente. In effetti, il grande valore naturalistico e culturale di questo albero è caratterizzato dal fatto di avere raggiunto un’età plurisecolare e forse anche ultra millenaria.

Con il contratto di tutela il proprietario si è impegnato con l’Associazione Italiana per la Wilderness ad assicurarne la conservazione, nonché la non alterazione di un’area ad esso circostante per un raggio di circa 10 metri, garantendo che l’albero non sarà tagliato, ed impegnandosi a mantenerlo e gestirlo in accordo e valutando le indicazioni dell’AIW.

 

Su proposta della stessa associazione, accolta dal proprietario, il Monumento della Natura è dedicato all’antenata della famiglia Bartoli, Donna Virginia Galdieri Per essere stata l’artefice di quest’oasi di tranquillità e di pace.

 

Con questo Monumento della Natura sono già 4 i “Contratti di Tutela” per la protezione di alberi monumentali che l’Associazione Italiana per la Wilderness ha sottoscritto con alcuni cittadini del Comune di Galluccio:

 

Roverella della Valle Cupa (designato con contratto firmato da Rosanna De Luca)

Roverella di Torre Abati (designato con contratto firmato da Giovanni De Luca)

Castagno di Valle Cupa (designato con contratto firmato da Giovanni De Luca)

Roverella di Via Suio (designato con contratto firmato da Felice Tomeo).

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