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CASERTA – CAMORRA, RICICLAGGIO DI DENARO E VOTO DI SCAMBIO: ARRESTI E SEQUESTRI IN TUTTA ITALIA. SOTTO SIGILLI UN IMPERO DI 112milioni di EURO

TUTTI I NOMI DELLE PERSONE COINVOLTE

CASERTA – Nella mattinata odierna, personale della Direzione Investigativa Antimafia Centro Operativo di Napoli -con l’ausilio di personale della Questura di Napoli, dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Napoli, Salerno, Avellino, Chieti e L’Aquila, nonché in collaborazione con i Centri Operativi D.I.A. di Milano, Roma e con le Sezioni Operative D.LA. di Salerno, Bologna e Catanzaro- ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, dal G.I.P. presso il Tribunale di Napoli in ordine ai reati ex artt. 416/bis cp., 629 c.p., 644 c.p., 12/quinquies L. 356/1992 aggravati dall’art. 7 D.L. 152/1991 a carico dei capi e dei maggiori esponenti del clan camorristico facente capo alla famiglia FABBROCINO ed operante in tutta l’area “vesuviana”. Il provvedimento cautelare è stato eseguito nei confronti di 24 soggetti, mentre altre 4 persone si sono, allo stato, sottratte all’esecuzione.  La D.I.A. ha, inoltre, dato esecuzione ad un decreto di sequestro di urgenza emesso da questo Ufficio a carico di 36 persone ritenute, a vario titolo, appartenenti o favoreggiatori del “clan FABBROCINO”, operando i relativi sequestri nelle città di Bergamo, Brescia, Mantova, Milano, Roma e Frosinone,, in Emilia Romagna, in Umbria, in Abruzzo, in Calabria, nelle Marche, nonché nell’avellinese, nel casertano e nel salernitano, oltre che, naturalmente, nell’area “vesuviana”, per un valore complessivo di oltre 112 milioni di Euro.

L’organizzazione criminale, dopo l’arresto e la condanna a due ergastoli del capo storico del “clan” Mario FABBROCINO, era retta, a far data dal 2005, da BIFULCO Biagio, il quale per due anni è stato sottoposto alla libertà vigilata a Brescia a seguito di una fittizia assunzione in una società di abbigliamento con sede in quella città che è risultata essere riconducibile direttamente allo stesso BIFULCO. Questi ha approfittato della sua permanenza in Lombardia per estendere i traffici illeciti ed, in particolare, le attività di riciclaggio in quella Regione, svolgendo summit di camorra presso la sua abitazione e reinvestendo in quella zona i proventi della attività delittuose compiute, su suo ordine, nel territorio del “vesuviano” dai suoi affiliati, tra i quali, in particolare, STRIANO Berardo e CESARANO Domenico, capi-zona rispettivamente di San Giuseppe Vesuviano e di Palma Campania, nonché SASSO Giovanni, FABBROCINO Mario classe ’56 -omonimo del capo clan, del quale è anche al tempo stesso cognato e cugino-, COZZOLINO Francesco e MATURO Francesco, tutti destinatari del provvedimento custodiale in questione. L’organizzazione criminale, egemone nella zona del “vesuviano”, imponeva con sistematicità il proprio controllo su tutto il territorio, sottoponendo imprenditori e commercianti al pagamento di tangenti estorsive su tutte le attività di ingente valore economico e preferendo, per ragioni di “gestione del consenso”, non imporre tangenti ai piccoli commercianti o imprenditori anche perché, negli ultimi anni, si era fatta più concreta la possibilità di conseguenze negative legate a possibili denunce da parte degli estorti.

Il controllo del territorio era capillare. Le indagini hanno consentito di accertare, tra l’altro, che esponenti del “clan” hanno imposto il pagamento di una tangente pari a circa il 30% a titolo di partecipazione su ogni importante affare illecito svolto sul “loro” territorio. In altri casi, gli stessi appartenenti al “clan” si sono prestati ad effettuare direttamente attività di recupero crediti per conto di imprenditori disposti a pagare una tangente sul recupero pari anche al 50% del denaro recuperato.  Ma il capitolo più allarmante disvelato dalle attività investigative è stato quello relativo all’imposizione di tangenti estorsive imposte dal “clan Fabbrocino” su pubblici appalti relativi sia alla raccolta dei rifiuti solidi urbani nei Comuni rientranti nel territorio controllato dall’organizzazione criminale, sia ai lavori per la realizzazione di alcuni tratti della S.S. 268, in relazione ai quali sono state versate dalle ditte aggiudicatrici degli appalti tangenti tra il 3 ed 5 % dell’importo dei lavori.

Altrettanto inquietante è la sistematica attività di turbativa delle aste pubbliche esercitata con metodi camorristici dagli affiliati, i quali minacciavano i partecipanti alle aste imponendo loro di non effettuare offerte, pena gravi ritorsioni fisiche, così da consentire a propri uomini di entrare in possesso di immobili a prezzi vantaggiosi o, come in una grave vicenda evidenziata dalle indagini tecniche, di far riottenere ad uno degli appartenenti all’organizzazione la disponibilità di un immobile venduto all’asta a seguito di un fallimento. Nel caso specifico, uno degli indagati, ANNUNZIATA Gennaro, era riuscito a rientrare in possesso della palazzina dove tuttora abita, grazie alle minacce rivolte da SASSO Giovanni e da altri accoliti ai partecipanti all’asta, consentendo in tal modo l’acquisto dell’immobile ad una società di comodo in parte di proprietà di un soggetto di Casapesenna. Importante collaboratore di Sasso Giovanni in tale attività delittuosa è risultato Ciccarelli Pasquale, il quale, nella sua qualità di coniuge di notaio, ha svolto il ruolo di intermediario, fungendo da prezioso anello di congiunzione tra il Sasso ed i soggetti sottoposti alla procedura giudiziaria.   Analogamente va evidenziata la attività del “clan” nel settore del ed “voto di scambio” posta in essere attraverso l’appoggio fornito nell’anno 2009 da alcuni esponenti del “clan Fabbrocino” alla candidatura a Sindaco del Comune di Ottaviano di CICCARELLI Pasquale, il quale veniva accompagnato nella sua campagna elettorale direttamente da SASSO Giovanni e da altri indagati. Al Ciccarelli è stato contestato il reato ex art. 416/bis c.p.. Altro “colletto bianco” ritenuto al servizio del “clan Fabbrocino” è risultato essere l’avvocato Salvatore AMBROSINO, il quale gestiva i fallimenti di AMBROSIO Umberto e ANNUNZIATA Gennaro, fornendo la propria consulenza sui comportamenti da tenere per distrarre i beni del fallimento, facendo ciò nella piena consapevolezza di favorire esponenti della consorteria criminale. Anche all’Ambrosino è stato contestato, tra l’altro, il reato ex art. 416/bis c.p..

Peculiare della presente organizzazione criminale è anche la straordinaria capacità di relazione con altri gruppi camorristici del napoletano, atteso che dalle indagini sono emersi stretti legami con il “clan Licciardi” di Secondigliano, con gli “scissionisti degli Amato-Pagano”, con i “Mazzarella” di San Giovanni a Teduccio che, essendo all’epoca in lotta con i “Sarno” di Ponticelli, offrirono ai Fabbrocino la loro disponibilità a contrastare quel clan che tentava di estendere la propria sfera di influenza su Ottaviano, nonché con i fratelli Russo di Nola, elementi di vertice dell’omonimo “clan” ed allora ancora ricercati, la cui latitanza è stata a lungo favorita anche dal “clan Fabbrocino” anche attraverso la corresponsione di somme di denaro.

Ma lo spaccato che emerge dalla realtà criminale del “clan Fabbrocino” evidenzia soprattutto la capacità imprenditoriale dei singoli affiliati e dell’organizzazione nel suo insieme. Infatti tale “clan” si connota principalmente per il fatto che tutti i suoi affiliati svolgono stabilmente l’attività imprenditoriale soprattutto nel settore dell’abbigliamento e del commercio di alimenti, con una grande capacità di infiltrazione in Regioni del centro e del nord Italia ed in particolare, oltre che in tutta la Campania e la Calabria, nel Lazio, in Abruzzo, in Umbria, in Emilia Romagna, nelle Marche ed in Lombardia dove hanno realizzato oltre 254 immobili e 80 aziende che oggi sono stati posti in sequestro per un valore stimato al ribasso di oltre 100 milioni di Euro.

Si segnalano, in particolare, le importanti aziende agricole realizzate da CICCONE Biagio in Umbria, i supermercati alimentari dei fratelli PRISCO in Abruzzo, in Emilia Romagna, in Lombardia, ad Avellino e, naturalmente, nella zona del “vesuviano”. Dalle intercettazioni emerge il dato che ogni supermercato ha un giro di affari settimanale di 300.000 euro circa che, moltiplicato per il numero di punti vendita, crea un giro di affari complessivo, solo per i supermercati, di circa 100 milioni di euro annui. A questi si aggiungono le fabbriche tessili e stirerie del “vesuviano” con punti vendita realizzati con eleganti negozi a Bergamo e Brescia facenti riferimento, tramite prestanomi, a BIFULCO Biagio.

ELENCO PERSONE TRATTE IN ARRESTO 1)      Bifulco Biagio nato ad Ottaviano il 6.2.1956;

2)      Cesarano Domenico nato a Ottaviano il 4.7.1955;

3)      Ambrosio Luigi nato a San Giuseppe Vesuviano il 21.11.1975;

4)      Ambrosino Salvatore nato a San Giuseppe Vesuviano il 1.2.1967;

5)      Ambrosio Umberto nato a San Giuseppe Vesuviano il 4.9.1964;

6)      Annunziata Gennaro nato a San Giuseppe Vesuviano il 28.3.1951;

7)      Annunziato Maurizio nato a Pompei il 17.09.1965;

8)      Beracci Quirino nato a Saviano il 04.06.1964;

9)      Caliendo Giuseppe nato a S. Giuseppe Vesuviano il 12.4.1961;

10)  Casillo Domenico nato a Terzigno il 22.2.1959;

11)  Ciccarelli Pasquale nato a Ottaviano il 13.12.1952;

12)  Ciccone Biagio nato a Nola il 20.04.1968;

13)  Cozzolino Francesco nato a San Giuseppe Vesuviano il 16.5.1966;

14)  Del Giudice Vincenzo nato ad Ottaviano il 4.09.1940;

15)  Di Pietro Ciro nato a Portici il 10.05.1957;

16)  Fabbrocino Mario nato a San Gennaro Vesuviano 1′ 1.6.1956;

17)  Falco Domenico nato a San Gennaro Vesuviano l’I 1.5.1969;

 

18)    Ilardi Marino nato a Stoccarda l’I. 11.1973;

19)    Miranda Salvatore, nato a San Giuseppe Vesuviano il 19.2.1967;

20)    Pagano Gennaro nato a Ottaviano il 7.7.1972;

21)    Prisco Angelo nato a Ottaviano il 20.8.1966;

22)    Ranieri Silvio nato a San Giuseppe Vesuviano l’I. 1.1966;

23)    Sannino Vincenzo nato a Napoli il 30.8.1978;

24)    Sasso Giovanni nato ad Ercolano il 6.11.1955.

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