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SANTA MARIA CAPUA VETERE – Sanità, operazione “Clessidra”: per 28 persone obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria

SANTA MARIA CAPUA VETERE. Questa mattina i Carabinieri del Comando Compagnia di Santa Maria Capua Vetere hanno eseguito, nell’ambito di un’indagine convenzionalmente denominata dagli investigatori “Clessidra”, un’ordinanza cautelare con la quale il GIP del locale Tribunale applicava nei confronti di ventotto persone la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.Si tratta di dipendenti del Dipartimento di prevenzione (ex ASL CE/2) di Santa Maria Capua Vetere, ritenuti gravemente indiziati dei reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico in atto pubblico per induzione. L’indagine era
stata avviata, dai Carabinieri della Stazione di Grazzanise, coordinati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere nel luglio 2009 – in epoca dunque, in cui vi era una diversa gestione dell’ASL – e traeva origine, a sua volta, da una diversa^ attività investigativa relativa a illeciti di altro tipo posti in essere da ispettori del suddetto dipartimento, alcuni dei quali coinvolti anche nell’indagine attuale.

A)
La precedente  indagine

I Carabinieri di Grazzanise avevano accertato l’esistenza di una consorteria criminale costituita, appunto, da ispettori del lavoro in servizio presso il Dipartimento di Prevenzione (ex ASL CE/2) di Santa Maria C.V. e da tecnici professionisti. In sostanza, alcuni ispettori del lavoro – abusando della qualità di ufficiali di polizia giudiziaria nell’esercizio delle loro funzioni ed esercitando illegalmente i poteri ispettivi e di prescrizione conferiti loro dalle leggi, di controllo sui cantieri edili – solevano prospettare ai titolari dei cantieri sottoposti ad accertamento pesanti sanzioni pecuniarie (con riferimento a presunte o effettive violazioni riscontrate), nonché sequestri giudiziari dei cantieri e delle aziende con conseguente blocco dell’attività lavorativa, ove essi si fossero
rifiutati di ottemperare alle loro richieste, in particolare nel caso in cui non si fossero rivolti a studi di consulenza, complici degli stessi ispettori, per
ottenere il rilascio, a prezzi elevati, di falsa documentazione inerente all’impresa edile gestita, quali, ad esempio, falsi Documenti di Valutazione del Rischio sui luoghi di lavoro, nonché false attestazioni di verifiche effettuate – preliminari alla redazione del Documento di valutazione del rischio – che, di fatto, non erano state mai svolte.

B) L’attuale indagine

Il meccanismo escogitato da un rilevante numero di dipendenti del Dipartimento di prevenzione (ex ASL CE/2) consisteva nel fatto che dipendenti compiacenti, attraverso la vidimazione di badges marcatempo, attestavano falsamente la presenza sul posto di lavoro di un consistente numero di colleghi (invece assenti). Per tale motivo, questa Procura disponeva l’installazione di due telecamere nel suddetto centro sanitario e, precisamente: una all’interno della struttura, che consentiva di evidenziare chiaramente gli autori materiali delle vidimazioni “cumulative”; un’altra all’esterno, per verificare se i dipendenti che si erano serviti dei colleghi compiacenti arrivassero presso la struttura sanitaria e a che ora. Si accertava, così, che i dipendenti i cui badges
marcatempo erano stati vidimati dai colleghi o non si presentavano affatto o si recavano sul posto di lavoro solo più tardi.
In data 29 aprile 2010, i carabinieri procedevano all’arresto in flagranza (per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato) di quattro dipendenti del Dipartimento di Prevenzione resisi responsabili della vidimazione di badges a favore di altri nove dipendenti non presenti in servizio, contestualmente deferiti in stato libertà per il medesimo reato. Dal certosino lavoro di comparazione tra le immagini captate e i riscontri emersi dall’analisi dei tabulati delle presenze dei dipendenti, è stato possibile accertare, in un periodo compreso tra marzo e aprile 2010, numerosi episodi di “vidimazione collettiva” (circa 900 vidimazioni illecite in soli due mesi) che hanno portato alla denuncia da parte dei carabinieri di cinquantasette dipendenti, di cui ventotto colpiti poi dal provvedimento cautelare
dell’obbligo di presentazione presso la polizia giudiziaria.

 

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