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CASERTA – Omicidio dell’imprenditore Feola, l’accusa chiede pesanti condanne

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Caserta – Il pubblico ministero ha formulato la richiesta di pesanti condanne a carico di alcuni imputati nell’ambito del processo per l’omicidio di Vincenzo Feola, l’imprenditore del calcestruzzo ucciso – secondo la Procura – per non aver rispettato i piani dei clan che imponevano il prezzo dei materiali. L’accusa ha chiesto 30 anni carcere per Francesco Bidognetti, 14 anni ri carcere per Ettore De Angelis, 10 anni di reclusione a carico di Nicola Panaro e Cipriano D’Alessandro. Nei primi giorni di aprile ci sarà l’udienza per le repliche dei difensori degli imputati.
Per gli altri imputati – Giuseppe Misso e Andrea Cusano – che hanno scelto il rito ordinario, bisognerà attendere il rinvio giudizio e l’apertura del dibattimento.
Sono tutti coinvolti nell’omicidio dell’imprenditore edile Vincenzo Feola commesso il 21 ottobre 1992 a Caserta. L’imprenditore edile fu ammazzato nella sua azienda “Appia Calcestruzzi” sul viale Carlo III.
I ruoli:
Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone mandanti dell’omicidio;
Nicola Panaro e Michele Iovine (deceduto) esecutori materiali del delitto;
Giuseppe Misso, Oreste Caterino (deceduto) e Dario De Simone fornivano la vettura utilizzata per l’omicidio;
Cipriano D’Alessandro, Andrea Cusano ed Ettore De Angelis ebbero  il compito di supporto al gruppo di fuoco, facendo da apripista per controllare eventuale presenza delle forze dell’ordine e la localizzazione della vittima.
L’indagine è partita nel 2015 dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra i quali Nicola Panaro, Giuseppe Misso e Cipriano D’Alessandro.  Secondo quanto ritenuto dal gip, l’omicidio era stato deciso dai capi dell’epoca del clan, ovvero Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone ed eseguito da Nicola Panaro e Andre Cusano. L’imprenditore aveva inteso non aderire al consorzio Cedic Calcestruzzo che in maniera monopolistica gestiva e spartiva gli appalti relativi alla fornitura del cemento in provincia di Caserta. A tale consorzio, ideato da Antonio Bardellino, aderirono tutti i produttori di calcestruzzo casertani, titolari di cave e di impianti di produzione, determinando la gestione del mercato in maniera esclusiva da parte del sodalizio criminale.  Feola, già socio del Consorzio, chiese l’estromissione della propria azienda in quanto non intendeva più aderire alle condizioni economiche dettate dal clan ovvero la corresponsione di una percentuale, pari a 2mila lire per ogni metro cubo di cemento distribuito nell’ambito del normale espletamento dell’attività lavorativa. Feola, secondo quanto ricostruito dalla Dda, venne ucciso per la sua errata convinzione di poter determinare il prezzo del cemento sul mercato a prescindere dalla volontà del Consorzio, e di poter evitare di pagare una percentuale sui lavori che stava effettuando nell’area industriale di Marcianise. Le difese degli imputati sono affidate aglia vvocati Rosaria Gentile, Gabriele Gallo, Sergio Mazzone, Emilio Martino, Civita Di Russo, Raffaella Ria, Rosario Piombino,

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