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ROCCAROMANA – “Una città morente”, le parole di Alfredo Pappalardo

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Roccaromana – Riceviamo e pubblichiamo una lettera del signor Alfredo Pappalardo: “E’ una città morente, questa piccola cittadina, alle falde del Montemaggiore, composta dai tre agglomerati limitrofi di Roccaromana, Statigliano e Santa Croce, ricordata nella storia anche per i suoi numerosi eventi bellici, oggi conta circa 860 abitanti, e rappresenta uno spettacolo paesaggistico naturale affascinante per escursionisti e per quanti amano le passeggiate e i camminamenti all’aria aperta e immergersi nel fascino di colori straordinari, tra faggete secolari, castagneti immensi, boschi cedui folti ed inestricabili, rifugio per il cinghiale, con le sue vaste zone a macchia mediterranea dove è possibile, ancora, incontrare volpi, tassi, martore, talpe e tartarughe. È una cittadina ricca di strutture ottocentesche e palazzi di valore culturale e storico, con borghi suggestivi le cui stradelle si intrecciano fra di loro e sembrano condurre il visitatore alle tre antiche chiese intitolate ai SS Patroni, ricche di fascino storico e reperti artistici. Eppure, oggi, Roccaromana si presenta come una città morente. La popolazione che nel 2001 era di 1035 abitanti residenti, e nel 2004, con un leggero incremento, era arrivata ai 1045 abitanti residenti, oggi vive un declino demografico che appare inarrestabile e che si accompagna, e ne è conseguenza, ad un forte calo occupazionale, come portato di scarsa intraprendenza della politica e, per certi versi, di una sua assenza colpevole. La politica che, di fatto, ha dimostrato, nell’ultimo quindicennio, l’incapacità ad utilizzare e valorizzare le risorse naturali e le attrazioni turistiche, e farne un volano per crescita di questo ridente artistico agglomerato. La città muore, e lo dicono gli stessi abitanti, rassegnati a un declino quasi fatalisticamente accettato; ma a ben guardare, il paese ha tutte le carte in regola per una sorte diversa: turismo, bellezze paesaggistiche, arte e storia, e prodotti tipici, sono i naturali ingredienti per poter essere invece punto di riferimento e meta turistica. Miopia politica e amministrativa, assenza di programmi di sviluppo, e incapacità, in questi anni di guardare al territorio, alle sue risorse e alle sue tipicità, invece si sottolineare ed esasperare personalismi e rivalità tra gli stessi tre agglomerati, ha portato ad un processo di sfiducia e di abbandono che è testimoniato dalla costante diminuzione della popolazione residente, come è rilevabile anche dalle statistiche ufficiali, a differenza per quel che avviene per altre cittadine viciniori. Anche ad un osservatore poco attento appare evidente come, nel corso di questi ultimi tre lustri, Roccaromana abbia rinunciato a tutte le conquiste fatte negli anni precedenti e che avevano avuto come immediata conseguenza anche un leggero incremento della popolazione residente. La diminuzione della popolazione nel periodo 2001/2016, con un saldo negativo di meno 76 abitanti, determinato dal saldo nascite più il saldo migratorio, non riuscirebbe da solo a spiegare la caduta demografica registrata nel periodo preso in esame che visto al governo del Comune di Roccaromana, ininterrottamente, lo stesso sindaco, con una continuità amministrativa, che se non altro avrebbe potuto far pensare a progetti di sviluppo e a programmi di largo respiro, invece, è aumentata in modo forte il senso di precarietà, con la perdita di servizi ed attività che di fatto hanno depauperato il territorio comunale e hanno determinato non soltanto la caduta verticale del saldo demografico, ma anche un arretramento in tutti i settori, sia sul piano della vivibilità sociale sia sul piano della produzione di ricchezza e di occasioni di sviluppo, che sono poi in definitiva cause ed effetti basi del collasso sociale che ha investito tutti i settori della vita del Comune. A sentire gli abitanti di Roccaromana, parrebbe, anzi, che siano state esasperate le stesse rivalità, pur radicate nella storia del Comune, tra i signori Roccaromanesi ed ejusque Casale Statiliani,(1) generando divisioni e disaffezioni verso la politica ed immobilismo. Non pochi si spingono oltre e parlano di governo quasi feudale nel Comune di Roccaromana, e sono gli stessi abitanti che vedono, nella politica discriminatoria e talora faziosa, la causa prima dell’esasperazione e delle partizioni sociali. La ricchezza e il potere sta nelle mani di pochi e per il resto pare che non ci siano cittadini ma solo sudditi, ed è questo, purtroppo, il modo di rapportarsi imputato a questa Amministrazione e al suo Sindaco. E pensare che Roccaromana, in un guizzo di intraprendenza, negli ultimi anni di fine secolo, aspirava e in parte era diventata un centro di aggregazione e di riferimento per l’intero territorio. Ma quei progetti e servizi che erano stati la base politica per lo sperato sviluppo, in questi anni sono stati lasciati nel dimenticatoio da una politica troppo dedita al particolarismo, e ad una ordinaria quotidiana amministrazione “del tira a campare” piuttosto che alla ariosità progettuale che il territorio merita. Ed ecco che all’entrata di Roccaromana si presenta ancora l’invitante campo di calcio, retaggio di un glorioso passato, in cui ancora si riversano soldi pubblici, per poi lasciarlo di fatto inutilizzato; è abortito il “provocante” prestigioso progetto turistico, enogastronomia e valorizzazione del prodotto locale, con il suo contorno di country house e di albergo diffuso territoriale che avrebbe potuto prendere corpo solo attraverso una politica del territorio che questa Amministrazione non è stata mai in grado di portare avanti. Progetto lungimirante per le implicanze occupazionali e di sviluppo per l’intero territorio, pur avviato, e finito anch’esso nel cestino dei rifiuti, forse, di esso sono residuali i b&b realizzati dalla famiglia dell’attuale sindaco, che, però, in assenza di una politica del territorio e di una sua valorizzazione turistica, sono destinati ad una marginalità che non produce certamente sviluppo e ricchezza diffusa. Ma i Roccaromanesi hanno ancora la possibilità di arrestare il processo di declino e di abbandono del loro territorio e poter sperare di rivivere una nuova primavera? Al netto di quanto è stato detto e scritto, appare evidente che le potenzialità e le risorse, che sono alla base dello sviluppo e della ricchezza di un territorio, ci sono tutte e che da esse si potrebbe ripartire per il rilancio di questo paesino dell’alto casertano, riagganciando le progettualità perse in questi anni e tentando di recuperare servizi essenziali, imprenditoria, turismo e ricettività nel nome non solo dello sviluppo dell’intero territorio e dei suoi prodotti ma per una migliore vivibilità complessiva dei suoi abitanti. Questi anni passati, però, hanno dato prova che una politica senza idee che non valorizza i cittadini, che non offre spazi di confronto, di crescita e partecipazione, di fatto, anziché promuovere il territorio lo condanna al depauperamento e all’abbandono. Ai Roccaromanesi spetta l’ardua decisione, o cambiare, ed il voto è la loro arma, o rassegnarsi a vivere in un paese che muore. “Cum Universitas Terrae Roccae Romanae, ivi si legge, ejusque Casale Statiliani, in persolvendis Regiae Curiae functionibus fiscalibus unite’viverent; cupientes pro bono pacis separatim vivere, et facta jam separatione, ec.” da Tommaso De Sarno Gennaro Carissimi anno 1724.

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