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TEANO – POESIA DI BONITO: MESOLELLA PREMIATO AL CONCORSO INTERNAZIONALE

TEANO – Il Poeta e cultore di tradizioni popolari sidicine, Giuseppe Mesolella, è stato premiato al Concorso internazionale di poesia dialettale di Bonito (Avellino) con una toccante poesia in dialetto teanese che traduciano per renderla maggiormente comprensibile: “La preghiera dei morti” Quando l’inverno tuona…è il vento è bruttop e l’acqua raggiunge le ossa/venireci a trovare .. da voi vogliamo sentire se tutto va bene../Se vi volete bene come quando noi due vi cercavamo in piazza…Quando la calura forte dell’estate/ Ci brucia sempre questi pochi fiori../ Veniteci a trovare perché noi vogliamo un po’ di refrigerio e di preghiere/perché non siano ancora pieni di Spine/ Perché noi siamo ancora in mezzo alla strettoia/ Dove si passa curvi e con fatica/ dove si passa a contemplare il tempo..”   Giuseppe Mesolella, nato a Teano nel 1949  e residente ormai da 50 anni a Prato, è laureato in giurisprudenza a Napoli, e  non è la prima volta che riceve riconoscimenti letterari, ma questo gli è particolarmente caro perché la sue ultime poesie, che ricordano affetti familiari, come la mamma, sono entrate a far parte dell’antologia del concorso,“Echi di poesia dialettale” presentata a Bonito (AV) lo scorso 29 luglio a cura della  professoressa Franca Molinaro per le edizioni Delta di Grottaminarda. La Molinaro, scrittrice e etnografa,  è la presidente del Centro di Ricerca tradizioni popolari ed ha coordinato la giuria composta di poeti residenti in Italia e all’estero come Ana D’Alonzo di Buenos Aires Argentina e  e Yvonne Scherken, di Wiuppertal, Germania. “Carme alla mia Terra” (dedicato a Teano),  “Tornerò a riprendermi il sole”,  “Testamento breve” ,  “Cose della mia terra”,  “Trasmigrazioni” e “La costellazione dell’impossibile” sono i libri più noti di Pasquale Mesolella, poeta e scrittore teanese “emigrato”, all’Inps di Prato. Pasquale si è avvicinato alle tradizioni popolari teanesi con la passione di un figliol prodigo. Di un figlio che sente forte dentro di se il richiamo della terra natale. Da quando cioè, ancora fanciullo, ascoltava i detti, i racconti ed i proverbi della madre, del nonno, dei conoscenti. Cose di un tempo, favolette di cui oggi nessuno più avverte l’importanza, ma che ci danno la nostalgia del tempo. Pasquale vive a Prato, una grande città del Nord, patria del tessuto e di musei straordinari e scrive di semplici racconti e detti popolari di Teano, una cittadina del meridione che ha lasciato da quarant’anni, Una cittadina illustre per storia e per tradizioni, dove c’è ancora chi vive del lavoro della terra e dei mestieri di un tempo. Dove la religione (e talvolta la superstizione) scandisce le lunghe giornate degli anziani e dei contadini delle frazioni. Dove si sentono ancora echi degli stornelli e dei detti di un tempo. Piccoli racconti e poesie, piccoli frammenti di sapienza che scompariranno entro pochi anni, quando se ne andranno i nostri cari più anziani.   Questo è il grande merito di Pasquale : ha saputo cogliere questa necessità di raccogliere le “fronde sparse” per conservarle prima che soffi il vento. Pasquale, infatti, ha la ferma fiducia nella possibilità che ogni angolo della sua Teano (anche gli angoli più segreti e riposti), gli porti come un messaggio in una bottiglia da decifrare, fragile, incerto, ma tale da riempirgli il cuore, dare un senso alla sua esistenza ed alla sua tenue e trasparente passione per la poesia, la storia, l’arte, per la letteratura. Una letteratura popolarissima, dove non arrivano gli inganni dei fratelli, delle mogli, del denaro. Ma anche una letteratura, una poesia, più alta, com’è quella di “Un Carme per Teano”. Un carme che, questa volta non è  nostalgia per la sua terra , ma il tentativo (riuscito) di ridare lustro ed importanza ad una città troppo spesso dimenticata.  Una città fiera e guerriera, capitale dei Sidicini, ma anche benedetta dal sangue del martire San Paride. Una città ricca di monumenti ellenistici, etruschi e romani, ma anche di chiese, conventi, palazzi nobiliari. Una città che ha dato alla letteratura i primi documenti in volgare  e Luigi tansillo; alla religione San Urbano e la regola di S. Benedetto, alle scienze Stefano Delle Chiaie, alla storia Erchemperto, Ludovico Abenavolo, Antonello Petrucci, Nicola Gigli e l’Unità d’Italia. E poi papi, vescovi, giureconsulti e letterati. Pasquale ripercorre la storia di Teano, da amante di storia e da poeta. Come storico ne ricorda le origini osche, la chiesa di S. Salvatore sul Monte Lucno e il ponte di San Nicola, ma come poeta riflette su questa storia con rabbia, interpretandola alla luce dei suoi sentimenti di oggi, maturo professionista trapiantato al nord. Un libro di poesie, però, con Pasquale può anche diventare un  libro d’arte.   E’ il caso di “Trasmigrazioni”.  Nel libro l’universo poetico di Pasquale libera la fantasia e sembra riferirsi alla dimensione dell’inconscio e del sogno più che alla realtà. In queste poesie appaiono: un nuovo sole, un deserto che non ha voce, l’acquario della solitudine, l’attesa, la speranza, il tempo che fugge, la sofferenza, la morte, simboli ed emozioni della propria condizione esistenziale.  Come quelle “donne osannanti della parasceve: belle, genuflesse, convesse e riflesse nei loro veli serici, che non smisero mai d’invocare vecchie litanie misericordiose di sopportazione”.  Pasquale Mesolella  è approdato alla scrittura ormai maturo. Una vita di sofferenze e diffidenze che ritrova un senso dopo una salutare ed intima ricerca spirituale. Una ricerca fondata sul ricordo, ma anche sul recupero dei sentimenti, dei valori, dei luoghi, dei propri cari, della memoria della propria infanzia.   Pasquale, nato a Teano, oggi in pensione è stato funzionario all’INPS prima a Milano e poi a  Prato dove vive con la moglie e i due figli. Luca, autore di interessanti tavole ed opere in serigrafia, con marchio registrato, ha dimostrato già di essere un bravo artista che segue magistralmente, con il disegno, i passi del papà nell’arte poetica.

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