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E-commerce, i nuovi mercati: la Cina

(di Alessandro Staffiero) L’utilizzo sempre maggiore di internet all’interno di tutte le strutture pubbliche, private e nelle case, così come la rivoluzione di carattere sociale, culturale ed economica che ha dilagato all’interno della nostra società negli ultimi decenni, è un fenomeno difficilmente riassumibile in poche righe. C’è stato un grosso cambiamento nel mondo delle attività commerciali e nel modo di fare impresa, grazie alle nuove modalità di compravendita rappresentate dai siti e-commerce, assieme allo sviluppo di metodi di pagamento online sicuri, e ad altre pratiche che stanno facendo del commercio online uno dei settori più in espansione in quasi tutti i paesi del mondo. Se la vendita online rappresenta una voce economica sempre più in espansione praticamente ovunque, bisogna osservare attentamente il mercato online cinese che solo nel 2016 ha visto un fatturato di circa mille miliardi di dollari esclusivamente in rete con un giro d’affari non ripetibile singolarmente da nessuna multinazionale esistente. Proprio questi numeri da capogiro confermano le grosse opportunità che offre il mercato dell’e-commerce cinese per le aziende italiane che vogliono sbarcare in oriente e che necessitano per operare della licenza “Internet Content Provider” (ICP), per il cui rilascio è richiesto che il sito web sia localizzato in Cina e sia dotato dei normali sistemi di pagamento tramite carta di credito. Due diverse strade si possono intraprendere per la creazione di un nuovo sito di e-commerce in Cina, a seconda della propria idea imprenditoriale e dell’approccio che si vuole utilizzare: costituire una società a capitale straniero o utilizzare i marketplace più famosi in Cina per vendere i propri prodotti e sfruttare i sistemi e le piattaforme già “oliate” dei siti specializzati. Molte realtà italiane in crescita nel settore della vendita su internet come Duzzle Online potrebbero approfittare di uno sbarco sul mercato cinese, tenendo in considerazione che nel caso in cui non ci si voglia affidare ad una terza piattaforma bisognerà dotarsi di un conto corrente bancario cinese, di una sede legale in loco, di un server localizzato e di tutte le procedure necessarie e previste anche in altri Paesi per l’apertura di un nuovo sito di e-commerce collegato ad una nuova azienda. Per quanto riguarda la parte fiscale, che potrebbe rappresentare il primo punto caldo per decidere definitivamente se investire in una nuova avventura economica in Cina o meno, bisogna essere a conoscenza della distinzione che viene eseguita dalle normative cinesi secondo le quali se il fatturato è minore ai duemila renminbi cinesi, la moneta ufficiale, verrà applicato un 11,9% di IVA e una tassa sui consumi pari al 21%, mentre oltre ai duemila RMB di fatturato si dovrà pagare un’aliquota del 17% di IVA, un 30% di tassa sui consumi oltre le normali imposte doganali. Il mercato cinese in continua espansione rappresenta un’imperdibile opportunità di aprirsi a nuovi orizzonti nel campo dell’e-commerce facendo sempre attenzione però che tutte le procedure siano regolari e controllate da un professionista specializzato nei mercati orientali.

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