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LIBERI – La grotta della Fertilità, un tesoro nascosto



LIBERI – La grotta di San Michele – ricca di storia e tradizioni millenarie – è una autentica meraviglia della catena montuosa del Monte Maggiore. Un vero gioiello, purtroppo, spesso sconosciuto agli stessi abitanti della zona. Essa si trova in un maestoso blocco di roccia, alto più di 70 metri, lungo il pendio settentrionale, nel territorio della piccola frazione di Profeti, nel comune di Liberi. Per i pagani era la grotta della fertilità, capace di dare il dono della fecondità alle donne; per i cristiani è divenuta la grotta di San Michele capace ancora di regalare fecondità ma – contestualmente – di smascherare i figli illegittimi. In epoca pagana la grotta era “amministrata” da una sacerdotessa che prendeva il nome di Pitonessa o profetessa che era tenuta in altissima considerazione dalla popolazione locale e da quella delle aree circostanze. Con l’avvento del cristianesimo giunsero i Profeti che scacciarono la Pitonessa e ne presero il posto. Ma la popolazione continuò a riservare molto rispetto per la vecchia Pitonessa che per questo fu avvelenata dagli stessi Profeti. Tutto questo si legge dai libri parrocchiali – come racconta il canonico Jadone – che svela così anche il nome della frazione Merangeli, contrapposta a Profeti, dove fu relegata, in esilio, la Pitonessa il cui nome era Mariangela. Fin dalla notte dei tempi, nella grotta si praticavano riti religiosi officiati dalla Pitya (Pitonessa) o dal Ceto dei Luperci, sacerdoti consacrati al culto del dio Pan; poi, con l’arrivo dei Longobardi, avvenne la consacrazione a San Michele. All’intero della grotta, fra le numerosissime stalattiti e stalagmiti che adornano la volta e le pareti della cavità, vi sono alcune forme particolarmente suggestive; alcune di esse hanno calamitato l’interesse e le credenze delle genti che hanno abitato – nei secoli – quelle aree. In particolare vi è una stalattite a forma di mammella dalla quale distilla acqua miracolosa usata per curare la vista, l’udito e la parola. L’acqua può essere raccolta ma la mammella sacra non deve essere sfiorata, altrimenti, si sgonfierà come già avvenuto per l’altra sottostante che si sgonfiò al tocco di una infedele. Vi è poi, un’altra stalattite, a forma di conchiglia, contro cui le donne – in epoca pagana – usavano strofinarsi per ottenere la fertilità. Con l’avvento del cristianesimo le donne hanno continuato a strusciarsi contro la pietra sacra ma per dimostrare la legittimità del nascituro. Così quella pietra sacra, da fecondatrice, è divenuta rivelatrice. La grotta – luogo ricco di sacralità che si mescola alla leggenda e al profano – è scavata in un blocco di roccia dal lavoro millenario dell’acqua che ha creato una camera alta e confortevole adornata da meravigliose stalattiti e da alcune stalagmiti. Molte di esse hanno assunto forme particolari come il serpente, il cavolfiore e l’albero. Nella grotta sono presenti due Altari, entrambi di epoca cristiana. Un terzo, di epoca pagana, è stato distrutto alcuni secoli fa. Ancora oggi la grotta è meta di una pellegrinaggio religioso che si svolge l’otto maggio e che richiama molti fedeli che giungono anche dai paesi limitrofi.

Giancarlo Izzo

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