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Trentola Ducenta – Prete abusa di una bimba di 10 anni, lei registra tutto e lo incastra

TRENTOLA DUCENTA – Il parroco, Don Mottola, accusato di molestie da una bimba. Temendo di non essere creduta, registra i suoi incontri col prete:  “Io ti terrei dalla mattina alla sera qua se tua mamma fosse più consenziente. Lo sai che ti voglio bene, lo vuoi un bacino?”.  Lei cerca di sottrarsi: “Ma guarda che non c’è nessuno. Hai paura? Abbracciami, baciami”. Poi sospiri e alla fine “Prendi questa per asciugarti e vai in bagno a lavarti i denti”.  E i ripetuti tentativi della bimba di sottrarsi alle attenzione del prete 60enne: “basta”.  Si leggono le lettere che la bimba di 10 anni scrive a sé stesa, non riuscendo a farsi credere nemmeno dalla mamma e dalle collaboratrici parrocchiali a cui si era rivolta. Ed il racconto della collaboratrice, pentita di non aver creduto subito alle richieste di aiuto “ma questo è sesso”?
Il sacerdote, intervistato nel suo rifugio, nega di riconoscere quelle telefonate ed infine grida al complotto per essere stato sottoposto ad un linciaggio mediatico. Una inchiesta partita a maggio 2019, quando delle collaboratrici della parrocchia di don Mottola, finalmente consapevoli della gravità delle accuse, si rivolgono al vescovo di Aversa, ma non alla magistratura, che viene a conoscere la storia solo dalla risonanza mediatica delle accuse rivolte al prete 60enne. Un caso che lascia numerosi interrogativi sul perché le accuse non siano state fatte davanti ai magistrati, sul perché la bimba non sia stata creduta fin dall’inizio e perché il legislatore non preveda l’obbligo di denuncia dei crimini sessuali contro i minori

La nota dell’avvocato Sergio Cavaliere:
I recenti sviluppi sulle accuse di abusi sessuali su minore contro don Mottola rendono chiaro che le autorità ecclesiastiche ancora una volta si sono dimostrate negligenti. Non hanno informato della notizia di reato la Procura. Se è vero che non sussiste l’obbligo per la diocesi di informare l’Autorità Giudiziaria, una norma di prudenza e buon senso dovrebbe indurre le autorità ecclesiastiche a informare la Magistratura, essendo reati perseguibili d’ufficio.  Sempre più urgente quindi si fa la necessità che il Legislatore imponga detto obbligo a chiunque venga a conoscenza di detti reati  su minori, essendo soggetti deboli che difficilmente denunceranno  autonomamente.
Dispiace, che ancora una volta,  invece di informare direttamente la Magistratura, sia stato permesso alla diocesi di venire a co0noscenza di accuse che dovevano restare nel segreto delle indagini per permette agli investigatori di servirsi libera dei propri poteri. Dispiace soprattutto che per mesi le drammatiche richieste di aiuto della bambina siano restate inascoltate e, peggio, non siano state credute. La sensibilità verso le parole dei minori dovrebbe essere maggiori di fronte a fatti tanto gravi. Da parte del movimento “Non abbiate paura” è quello a denunciare immediatamente fatti del genere alle sole autorità in grado di accertare la verità e fare giustizia. Non abbiate Paura

 

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