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Vairano Patenora – Abusi edilizi e sanatorie, Moreno: qui la legge non è uguale per tutti

Vairano Patenora –  “Il tecnico comunale dopo la delibera di giunta n. 155 sta dando seguito in modo imperterrito ed ostinato alla richiesta del nipote del sindaco di permesso di costruire in sanatoria per l’area di cui lo stesso sindaco è comproprietario ed è indagato dalla Procura della Repubblica. Con la determinazione 242 del 10 ottobre scorso, infatti, Ernesto Natale, ha accolto l’istanza di Michele Cantelmo del 20.08.2019 (prot. n. 9947) con cui ha chiesto il permesso di costruire convenzionato per la riqualificazione dell’area e la realizzazione di opere di urbanizzazione in zona Dp alla Via Patenara e, quindi, con l’anzidetta determina 242/19 il funzionario tecnico ha autorizzato la stipula della convenzione, senza fare alcun cenno al sequestro penale dell’area in questione, tuttora in atto, alle indagini della Procura ancora in corso e alla diffida a demolire che lo stesso tecnico ha emesso in data 15 maggio 2019, intimando al Sindaco e al nipote di ripristinare lo stato dei luoghi. Il tecnico comunale, quindi, pur essendo decorsi 90 giorni dall’emissione di detta diffida senza che i responsabili adempissero all’obbligo di legge, ha ritenuto comunque -e contro legge- di avviare il procedimento per il rilascio del permesso di costruire, autorizzando la stipula della convenzione e andando in tal modo contro l’art. 31 del d.P.R. 380/2001, che, ai sensi del successivo art. 36, esclude la possibilità di ottenere la sanatoria decorsi novanta giorni tra la diffida a demolire (15 maggio 2019) e l’istanza del responsabile dell’abuso (20 agosto 2019).  Non voglio esprimere opinioni personali su questa gravissima e allarmante vicenda, ma vorrei parlare con la bocca dei magistrati, ossia con sentenze alla mano, per farvi rendere conto di quanto questa “associazione” che amministra il Comune sguazzi nella illegalità.  Il TAR Napoli con la recente sentenza 18 luglio 2018 n° 4768 ha statuito che: “L’esistenza di un sequestro penale sul manufatto abusivo oggetto di ingiunzione comunale di demolizione e di ripristino dello stato dei luoghi non determina la sospensione del termine di novanta giorni.”.
In altri termini, il sequestro penale dell’intera area Pizzomonte, oggetto di ingiunzione di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi, non provoca la sospensione del termine di novanta giorni, il cui inutile decorso, in assenza dell’attività ripristinatoria da parte dei soggetti obbligati (Bartolomeo e Michele Cantelmo), comporta l’atto dovuto dell’acquisizione gratuita di diritto dell’area in questione al patrimonio del Comune. Inoltre, secondo la menzionata sentenza, affinché i soggetti responsabili intendano evitare l’effetto del provvedimento dell’acquisizione gratuita, legato ope legis alla scadenza del termine per ottemperare all’ordine di demolizione, ove il manufatto sia stato sottoposto a sequestro penale, devono osservare un comportamento attivo e collaborativo rivolto comunque ad eliminare l’abuso perpetrato sollecitando il dissequestro all’autorità giudiziaria allo scopo di poter provvedere direttamente alla sua eliminazione (v. sul punto, ex plurimis, Cons. Stato, IV, 6 marzo 2012, n. 1260). Il che non è accaduto nel termine dei 90 giorni concessi dalla legge, per cui il tecnico comunale non poteva che acquisire l’area ed i manufatti al patrimonio comunale, cosa che, però, non ha fatto. E perché non lo ha fatto? Perché i responsabili si chiamano Cantelmo? Anche perché per altre analoghe situazioni (vedi ME.FRA.) né la Giunta comunale, né il tecnico hanno operato con tanta sollecitudine rilasciando la sanatoria come fatto per il nipote del Sindaco. Allora cosa bisogna pensare per questa “associazione amministrante? La legge non è uguale per tutti? Per gli amici si interpreta e per i comuni cittadini si applica?”.
(nota di Raffaele Moreno, consigliere comunale)

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