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Alto Casertano – Zafferano come risorsa, c’è il team di produttori

Alto Casertano (di Giancarlo Izzo per il Corriere della Sera) – L’oro rosso come coltura alternativa, ecosostenibile e capace di produrre profitto. La coltura dello zafferano nell’Alto Casertano potrebbe diventare un motore capace di far girare l’economia di numerose imprese, riuscendo, contestualmente, a salvaguardare l’ambiente. E’ questa l’idea di Antonio Croce – insegnante nella scuola secondaria, botanico e produttore di Zafferano – che ha dato vita, insieme ad altri produttori, all’associazione Produttori di Zafferano di Terra di Lavoro. Un’associazione – nata con lo scopo di promuovere la coltivazione e la conoscenza c dello zafferano prodotto, trasformato e confezionato nel comprensorio –  alla quale, in poco tempo, hanno aderito produttori delle province di Latina, Frosinone, Isernia, Benevento, Avellino e Napoli. “Puntiamo molto sull’importanza della nostra rete associativa composta da circa venti piccole realtà imprenditoriali casertane legate alla coltura dello zafferano, definito da sempre l’oro rosso. Quello dello zafferano – precisa il presidente Antonio Croce – è una presenza antica nella tradizione agricola campana, chiarisce che è necessario diffondere la pratica del saper coltivare. E’ importante, continua Croce, sapere trasformare ampliando il know-how delle nuove forze giovanili che vogliono immettersi nel mondo del lavoro sfruttando le risorse naturali della nostra Campania Felix”.
Il primato per la coltivazione dello zafferano veda ai primi posti la Sicilia e l’Abruzzo, tuttavia anche il territorio di Terra di Lavoro può vantare una produzione degna di nota di questa spezia. Grazie soprattutto alle particolari condizioni climatiche e alle qualità del terreno nella valle del medio Volturno. “Coltivare una spezia così particolare- sottolinea Croce –  in uno dei comuni della provincia di Caserta, rappresenta la speranza, anzi, la convinzione, che questa terra possa un giorno concorrere a livello nazionale e internazionale per la qualità e il pregio delle sue materie prime”.
Un traguardo ambizioso che funge da stimolo al presidente Croce e a tutti i produttori che animano l’associazione.
L’associazione stima una produzione per il 2019 / 2020 di oltre 5 kg di prodotto. Potrebbe sembrare poco ma non lo è se si considera che il prezzo del prodotto è altissimo e quest’anno potrebbe arrivare a 15.000 euro al chilo.  L’ostacolo maggiore è rappresentato dalla difficoltà a ritagliarsi fette di mercato soprattutto locale, per cui attualmente i produttori devono investire molto nella comunicazione e nel marketing. “Confidiamo nel riconoscimento di un marchio rappresentativo della nostra realtà – conclude Croce – in cui lo zafferano era coltivato sicuramente già nella prima metà dell’800, e con il coordinamento dei produttori, potremo dare il giusto riconoscimento per il duro lavoro dei produttori”.

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