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Piedimonte Matese – Donna morta ospedale, i figli attaccano i medici: incapaci. La replica del primario: nessuna alternativa, abbiamo fatto il possibile (il video con l’intervista)

Piedimonte Matese – Testimone di Geova rifiuta la trasfusione pur sapendo che questo avrebbe condotto lei stessa alla morte. I medici hanno manifestato disappunto per un decesso che si poteva evitare. I figli della signora hanno accusato i medici di non aver voluto e saputo praticare cure alternative. Una testi contestata dal primario Gianfausto Iarrobino: non esistono alternative, abbiamo fatto il possibile (guarda il video con l’intervista)
Una donna muore in ospedale perché rifiuta le cure. Serviva una trasfusione ma la sua religione – Testimone di Geova – impedisce questa tecnica. Non esistono cure alternative in situazione di criticità. Inevitabilmente la paziente è morta. (leggi l’articolo:Piedimonte Matese – Eutanasia in ospedale, testimone di Geova rifiuta la trasfusione e muore, i figli: ha dato una lezione ai medici)
Un decesso che ha indignato anche i medici e il personale del reparto di chirurgia. Il primario, Gianfausto Iarrobino, subito dopo il decesso ha esternato il proprio disappunto per una morte che poteva essere evitata, attraverso un post social nel qualche ha riassunto i fatti. Il medico ha esternato amarazze per la morte di una donna che, invece, poteva essere salvata con una semplice trasfusione.
I figli della signora deceduta l’altro giorno hanno contestato ai medici l’incapacità di attuare cure alternative che, secondo loro esistono e che avrebbero potuto salvare la loro madre: “…. Purtroppo, quando nostra madre ha chiesto ai medici di curarla con ogni terapia possibile tranne che col sangue i medici non le hanno somministrato prontamente farmaci che innalzassero i valori dell’emoglobina”. “….Capiamo la frustrazione del primario, incapace di curare la paziente con strategie cliniche alternative alle trasfusioni. Tuttavia non accettiamo i suoi insulti e le sue affermazioni palesemente false. Dire che noi figli ci saremmo “esaltati” e che avremmo accolto la morte di nostra madre “quasi con gioia” è una grave diffamazione”.
Accuse respinte con determinazione – ma anche con estrema serenità – dal primario Gianfausto Iarrobino (guarda il video con l’intervista)
Il medico ha spiegato che in questi casi non esistono al protocollo cure alternative alla trasfusione che è l’unica strada per salvare il paziente. Purtroppo abbiamo ripetutamente spiegato questo concetto alla paziente e ai familiari che si sono sempre opposti alla trasfusione. (guarda il video con l’intervista)

Guarda il video con l’intervista:

La replica dei figli della paziente morta:
“Siamo rimasti sconcertati leggendo le falsità riportate nell’articolo e riferite dal dott. Iarrobino che ci colpiscono in un momento di grave lutto e profondo dolore. Amavamo molto nostra madre e l’abbiamo sempre ammirata per la sua fede e il suo coraggio, oltre che per l’amore che aveva per la vita. Anche per rispetto nei suoi confronti ci sentiamo obbligati a fare le seguenti precisazioni. Come testimoni di Geova amiamo moltissimo la vita. Quando nostra madre si è sentita male l’abbiamo portata subito in ospedale perché venisse curata nel modo migliore possibile. Abbiamo anche rispettato la sua decisione di non ricevere trasfusioni di sangue, consapevoli che esistono strategie mediche alternative che funzionano molto bene, anche in casi delicati. È falso pertanto che avremmo ‘sfidato la scienza’, come riportato nell’articolo.
Purtroppo, quando nostra madre ha chiesto ai medici di curarla con ogni terapia possibile tranne che col sangue i medici non le hanno somministrato prontamente farmaci che innalzassero i valori dell’emoglobina. Lo hanno fatto solo due giorni dopo dietro nostra insistenza. Non hanno nemmeno fatto indagini strumentali (tranne una gastroscopia a distanza di 12 ore dal ricovero) che permettessero di trovare il luogo esatto dell’emorragia così da fermarla il prima possibile. Si sono limitati a chiedere insistentemente di praticare l’emotrasfusione. Ma a cosa sarebbe servita se il problema di fondo era la perdita di sangue? Intanto le condizioni di nostra madre peggioravano inesorabilmente. Dal momento che non era in grado di sostenere un trasferimento in un altro ospedale, abbiamo fatto in modo che i medici locali ricevessero materiale scientifico su efficaci strategie alternative alle emotrasfusioni. Tali indicazioni però sono state recepite solo parzialmente e quando ormai era troppo tardi.
Capiamo la frustrazione del primario, incapace di curare la paziente con strategie cliniche alternative alle trasfusioni. Tuttavia non accettiamo i suoi insulti e le sue affermazioni palesemente false. Dire che noi figli ci saremmo “esaltati” e che avremmo accolto la morte di nostra madre “quasi con gioia” è una grave diffamazione. Riportare fuori dal loro contesto le frasi messe in grassetto nell’articolo è del tutto scorretto e irrispettoso nei nostri confronti. Paragonare infine la morte di nostra madre a un “suicidio assistito” è semplicemente falso. Ci auguriamo che questa triste vicenda faccia riflettere la direzione ospedaliera così che nessun paziente in futuro debba subire un trattamento simile a quello riservato a nostra madre. Quanto a noi, ci riserviamo ogni valutazione su possibili future azioni legali”.

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