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LA SINDROME DEL VIETNAM: QUANDO LA GUERRA RESTA DENTRO

Dalla foto in alto si può vedere il cambiamento del volto di un soldato prima, durante e dopo la guerra. Un’ esperienza devastante che può segnare in maniera indelebile l’esistenza di un individuo.

Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) è una forma di disagio mentale che si sviluppa in seguito a esperienze fortemente traumatiche, come esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione oppure violenza sessuale. Può manifestarsi in persone di tutte le età e anche nei familiari, nei testimoni e nei soccorritori coinvolti in un evento traumatico.

La guerra, le bombe, gli attacchi terroristici, gli stermini di massa, sono tutti esempi di come tali situazioni possono incidere sulla salute mentale di un individuo, in questo caso di un soldato, anche dopo il suo rientro a casa, in una condizione di apparente tranquillità.

Tale disturbo è stato studiato negli Stati Uniti soprattutto a partire dalla guerra del Vietnam e dai suoi effetti sui veterani, prendendo così il nome di Sindrome del Vietnam.

I sintomi della sindrome sono caratterizzati da incubi frequenti, insonnia, soglia dell’aggressività sempre al limite, comportamenti violenti e autodistruttivi. Successivamente tale disturbo può essere compreso e riassorbito oppure trasformarsi in depressione o nell’incapacità di tornare alla vita civile; esplodere in rabbia omicida verso un familiare, un estraneo o verso se stessi. I dati dicono che i reduci americani che si sono suicidati dopo il Vietnam sono stati oltre 60.000, un numero che superò i 58.000 morti in guerra.

Negli Stati Uniti i militari colpiti dalla sindrome hanno raggiunto la quota del 40%. In Gran Bretagna nel 2009 quasi il 9% della popolazione detenuta veniva dalle forze armate (20.000 soldati). Gli eserciti di Usa, Canada, Regno Unito, Israele, tendenzialmente molto aggressivi, sono colpiti in misura maggiore da tale condizione.

Il trattamento del disturbo da stress post-traumatico può essere di tipo farmacologico e/o psicoterapeutico. Buoni risultati sono stati ottenuti con terapie cognitivo-comportamentali, dove il paziente impara metodi per la gestione dell’ansia e della depressione e a vivere e gestire le proprie emozioni. Anche le terapie di gruppo e altre forme di psicoterapia hanno dato buoni risultati. Essenziale al fine di un buon esito del trattamento è il coinvolgimento della comunità di appartenenza e della famiglia.

La rubrica di approfondimento su tematiche psicologiche, a cura della Dott.ssa Angela Pagliaro, Psicologa, ha l’obiettivo di affrontare argomenti che ci incuriosiscono e su cui vogliamo saperne di più, fornendo spunti di riflessione e quesiti sulla nostra vita. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale.

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