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foto di repertorio

 Cassino / Mignano Montelungo – Maxi operazione di droga, ex imprenditore mignanese torna in libertà

Cassino / Mignano Montelungo – I giudici del riesame hanno annullato le esigenze cautelari a carico di un uomo di Mignano Montelungo, coinvolto nella maxi operazione antidroga compiuta dai carabinieri di Cassino. Nell’inchiesta era finito anche un ex imprenditore di Mignano Montelungo, attivo, all’epoca, nel settore dell’edilizia: Antonio Badalone, che il giudice per le indagini preliminari aveva collocato ito agli arresti domiciliari. Ora, invece, il riesame ha rimesso in libertà Badolone.
Un’operazione, quella di “San Bartolomeo”, messa a segno dai Carabinieri della Compagnia di Cassino, sotto il coordinamento della D.D.A. di Roma, che ha consentito lo smantellamento di un gruppo criminale dedito allo spaccio di droga, alle estorsioni ed all’usura. Antonio Morelli, Maria Spada, Guglielmo Morelli, Valentina Pelagalli, Angelo Morelli, Flavio Lena e Antonio Tomassi si sono visti notificare l’ordine di custodia cautelare in carcere. Gli uomini sono stati trasferiti nel carcere di Cassino e le donne a Roma, nel penitenziario di Rebibbia. Agli arresti domiciliari invece sono finiti Perla Onorati, Antonio Badalone, Antonio Aniello e Silvana Spada.
Undici gli indagati, parte dei quali appartenenti ad un’unica famiglia di etnia rom stabilmente residente nel quartiere popolare San Bartolomeo di Cassino, accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana, intestazione fittizia di beni, tentata estorsione, usura e truffa aggravata. L’indagine, nata inizialmente con la Procura della Repubblica di Cassino, traeva origine dall’esplosione, nella notte del 28 ottobre 2015, di un ordigno che danneggiava l’interno del circolo ricreativo “San Bartolomeo” sito nell’omonimo quartiere di Cassino, appartenente alla famiglia rom destinataria della misura cautelare. Il grave episodio, di natura chiaramente intimidatoria, si incardinava nell’ambito di una guerra fra clan rivali nata dal mancato rispetto dell’accordo con il quale gli attuali indagati si erano impegnati ad effettuare l’attività di spaccio nel solo quartiere San Bartolomeo di Cassino.

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