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QUANTO SONO ATTENDIBILI I NOSTRI RICORDI? RICORDI RIPESCATI, RICOSTRUITI E RIMOSSI.

Il ricordare non consiste solo nell’immagazzinare in memoria ciò che è pervenuto ai nostri sensi, poiché un dato che non viene mai utilizzato difficilmente può essere chiamato ricordo. Affinché un’informazione diventi un ricordo è necessario che essa venga recuperata ed utilizzata per qualche scopo. Ad esempio nella vita quotidiana si ricorda per poter trovare dove si è parcheggiata la macchina, per poter comprare il pane e l’acqua, per arrivare in orario alle lezioni, per pagare le bollette prima che scadano, e così via. Queste sono solo alcune situazioni in cui la possibilità di recuperare correttamente un contenuto episodico dalla memoria a lungo termine risulta essenziale nella vita di tutti i giorni. Quindi possiamo dire che senza la possibilità di recuperare il contenuto della memoria, il ricordo non esiste.

Ma adesso dobbiamo chiederci come si fa a ripescare dalla memoria ciò che vi è stato inserito nel corso della codifica, a pro di questo alcuni studiosi sostengono che si può accedere ad esso in due modi differenti: quello diretto e quello indiretto. Nel primo caso il soggetto che ricorda ha la sensazione di guardare nella propria mente e di vedere in modo immediato il contenuto che sta cercando: Dove ho parcheggiato la macchina? Ed ecco che l’immagine dell’auto situata in via Vivaldi si manifesta da sola e con immediatezza nella nostra mente. Nel secondo caso, invece, l’individuo ha la sensazione di doversi impegnare nel cercare di ricordare: il ricordo non si presenta spontaneamente, ci si deve arrivare per gradi. Se chiediamo a delle persone cosa hanno fatto l’estate di cinque anni fa, solo pochi riusciranno a recuperare il ricordo in maniera diretta, mentre gli altri probabilmente aggrotteranno le sopracciglia, alzeranno gli occhi al cielo e cominceranno a pensare.

Detto questo sembra abbastanza facile il recupero di un ricordo in maniera diretta o indiretta, ma in realtà ci sono alcune caratteristiche del processo di recupero che giocano stani scherzi. Lavori svolti nei primi anni ’90, presso l’Università della California di Los Angeles, hanno mostrato come lo stesso atto del ricordare possa modificare il ricordo. I risultati di questi studi hanno portato a delle conclusioni particolari: nel momento in cui si ricorda un elemento esso deve sopprimere il ricordo di altri elementi, che quindi vengono “dimenticati”. Praticamente, secondo questi studi, noi non possiamo ricordare tutto insieme, esiste una sorta di imbuto da cui deve passare il materiale che si rammenta, e questo fa sì che solo una parte delle cose che vengono attivate in memoria al momento del recupero possano poi essere effettivamente ricordate, tale effetto è chiamato retrieval-induced forgetting (dimenticanza indotta dal ricordo), ed è stato sperimentato soprattutto con materiale semplice, come liste di parole utilizzate negli studi condotti dagli psicologi cognitivi. Anche se tale fenomeno non è stato ancora esaminato in relazione ad eventi, è plausibile che abbia ripercussioni anche sul ricordo di materiale più complesso. In pratica si possono ricordare solo alcuni dei vari elementi che ci vengono in mente, ed il loro ricordo avviene a spese del ricordo di qualsiasi altra cosa possa attivarsi nella nostra memoria in quello stesso momento. Quindi il ricordare qualcosa comporta il dimenticare altro e questo fenomeno può causare importanti modifiche sul contenuto di un ricordo.

Il processo di recupero è sostanzialmente di tipo ricostruttivo e non riproduttivo. Il ricordo è sempre un ricordo “ricomposto” da frammenti di informazioni, esso non è mai un ricordo completo rappresentato in memoria nello stesso modo in cui è accaduto. Le nostre conoscenze incidono pesantemente sul recupero e di conseguenza sul ricordo, esse gli danno forma, eliminando gli elementi che vi si oppongono e inserendo quelli che invece sono presenti in modo obbligatorio nelle conoscenze stesse. Ad esempio una persona che ha sentito suonare le campane di una chiesa, in seguito può ricordare anche la presenza di un campanile, anche se in realtà non c’era, ma questo fatto succede perché secondo le proprie convinzioni le campane stanno in un campanile. Ma oltre alle conoscenze precedenti, anche quelle recenti possono influenzare un ricordo. Numerose ricerche affermano come ciò che noi sappiamo ora, o che ora riteniamo sia accaduto in passato, influenzi quello che ricordiamo di un determinato evento. In pratica ciò che conosciamo oggi di una situazione passata ha la capacità di modificare quello che ricordiamo del fatto. Inoltre quando non riusciamo ad avere accesso diretto ad un ricordo, utilizziamo l’informazione relativa a “quanto probabilmente dovrebbe essere accaduto” sulla base delle conoscenze che possediamo attualmente sulla situazione.

Esistono anche casi di persone che sostengono di ricordare improvvisamente fatti che non erano stati in grado di ricordare per molti anni. Alcuni hanno ipotizzato che tale fenomeno potesse essere causato da una forma di amnesia temporanea, simile a quella che si verifica nell’ischemia transitoria, causata da fattori psicologici e non organici. Di solito l’amnesia ha cause organiche, come una lesione, un trauma cranico o la perdita di ossigenazione, ma le conoscenze che attualmente possediamo del sistema nervoso centrale ci permettono di ipotizzare che anche elementi di natura psicologica possono influenzare il funzionamento delle aree del cervello deputate alla memoria. Schooler in un suo lavoro, ha esaminato un fenomeno molto interessante, secondo cui esistono situazioni in cui donne che sostengono di aver ricordato improvvisamente un evento traumatico dimenticato per decenni, grazie ad un elemento esterno, affermano una cosa non vera pur essendo in buona fede, infatti esse non mentono, ma sono davvero convinte della verità di quanto dicono.

Inoltre, ci chiediamo se una persona può ricordare un avvenimento che in realtà non è mai successo, ovvero se può avere ricordi autobiografici falsi: è possibile, quindi, che quel bellissimo compleanno passato con la famiglia al mare non sia mai successo? O che un ricordo di un abuso sessuale durante l’infanzia sia stato solo immaginato? Di solito la memoria autobiografica è piuttosto accurata, quindi possiamo affidarci ad essa per sapere chi siamo e quale sia la nostra storia. Ma è anche vero che in alcune circostanze un individuo può ricordare di aver vissuto un evento che in realtà non è mai accaduto, proprio per questo, in un contesto giudiziario, la valutazione dell’attendibilità della testimonianza è fondamentale per un buona risuscita del caso preso in esame.

La rubrica di approfondimento su tematiche psicologiche, a cura della Dott.ssa Angela Pagliaro Psicologa, ha l’obiettivo di affrontare argomenti che ci incuriosiscono e su cui vogliamo saperne di più, fornendo spunti di riflessione e quesiti sulla nostra vita. Domande che forse non ci siamo mai posti e che sappiano ampliare i nostri orizzonti, con l’idea di fondo che la conoscenza non sta tanto nelle risposte che ci diamo, quanto piuttosto nelle giuste domande che ci poniamo. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale.
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