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LA PENSO COSI’ DAVVERO? O LA PENSO COSI’ PERCHE’ E’ COSI’ CHE LA PENSANO GLI ALTRI?

L’INFLUENZA DEL GRUPPO SULLE PERSONE E SU ALTRI GRUPPI

In genere le situazioni di gruppo possono portare le persone a perdere la coscienza di sé (self-awareness) a cui segue una perdita di individualità e di autocontrollo. In che modo un gruppo può influenzare una persona e viceversa? E quali sono le condizione che fanno si che tutto ciò possa succedere? Le dinamiche che possono far in modo che ciò accada sono le seguenti:

  • La deindividuazione è una situazione in cui le persone vedono se stesse solo nei termini di un’identità di gruppo e il loro comportamento è guidato dalle norme e azioni dello stesso. Infatti i gruppi possono generare un sentimento di eccitamento che spinge singole persone a comportarsi in modi che non si verificherebbero se le persone in questione fossero sole, abbandonando le normali restrizioni e perdendo la propria identità individuale, cioè deindividuandosi. Essere anonimo, non identificabile rende gli individui meno responsabili. Questa situazione è stata verificata da Patricia Ellison e i suoi collaboratori osservando le reazioni degli automobilisti ad un semaforo.  Alla comparsa del verde un complice alla guida di una macchina si attardava a partire per circa dodici secondi. I ricercatori rilavarono che le persone alla guida di una macchina con il tettuccio aperto, quindi identificabili, suonavano il clacson meno velocemente e meno a lungo delle persone che erano al volante di un’auto con il tettuccio chiuso che consentiva loro di restare anonime. La deindividuazione riducendo la coscienza di sé, riduce l’accessibilità alle norme interiori di comportamento. I tre fattori che favoriscono la deindividuazione sono: l’ampiezza del gruppo, l’anonimato e la diminuzione della coscienza di sé. In altri casi può accadere che la sola presenza di una terza persona o di un gruppo al completo possa spingerci a massimizzare le nostre prestazioni in modo da renderci migliori agli occhi degli altri, infatti Norman Triplett, più di un secolo fa, notò che i ciclisti registravano tempi migliori quando si trovavano in gruppo rispetto a quando correvano da soli.

 

  • A volte però può accadere anche il contrario, come quando una folla di persone ci assiste mentre dobbiamo fare qualcosa di cui siamo capaci, che abbiamo eseguito più volte, ma falliamo. Robert Zajonc nel 1965 chiamò questo fenomeno facilitazione sociale. Secondo Zajomc in queste occasioni nelle persone si verifica un’attivazione fisiologica che le porta a rendere alcuni comportamenti più facili e altri più difficili. L’attivazione fisiologica favorisce l’accesso alle risposte dominanti cioè ai comportamenti più semplici. Viceversa, può inibire l’accesso alle risposte non dominanti cioè quei comportamenti nuovi e più complessi. Quindi la facilitazione sociale può influenzare in maniera opposta due persone che stanno eseguendo lo stesso compito. Gli studi e i risultati di Zajonc furono confermati successivamente.

 

  • L’inerzia sociale invece è la tendenza individuale ad impegnarsi di meno se l’azione che si sta svolgendo viene eseguita in gruppo. Essa è riconducibile a numerosi fattori uno dei quali è quando le persone credono che il compito che stanno svolgendo è privo di importanza e quindi poco coinvolgente.

 

  • Infine, Serge Mascovici affronta il tema dei cambiamenti interni al gruppo prodotti da una minoranza di persone attive, appunto chiamata minoranza attiva. L’influenza della minoranza è possibile perché nessun gruppo è completamente omogeneo, dato che al suo interno sono sempre presenti delle divisioni latenti, che se rese esplicite consentono l’emergere di nuove norme a partire dal conflitto che si è generato. Affinché una minoranza possa influenzare un gruppo più ampio, secondo Moscovici, ha bisogno di alcune caratteristiche fondamentali: deve offrire un consenso alternativo a quello della maggioranza, deve rimanere coerente al proprio interno e mantenere nel tempo questa coerenza. Inoltre, le minoranze prima di proporre il loro punto di vista devono assicurarsi che la maggioranza non le consideri come parti dissidenti da espellere dal gruppo. La minoranza, deve quindi acquistare credibilità nel gruppo. In ogni caso il pensiero alternativo deve essere appoggiato da più persone in modo da essere preso sul serio dalla maggioranza.

 

La rubrica di approfondimento su tematiche psicologiche, a cura della Dott.ssa Angela Pagliaro Psicologa, ha l’obiettivo di affrontare temi e problemi che ci incuriosiscono e su cui vogliamo saperne di più, fornendo spunti di riflessione e quesiti sulla nostra vita e sulle relazioni con gli altri. Domande che forse non ci siamo mai posti e che sappiano ampliare i nostri orizzonti, con l’idea di fondo che la conoscenza non sta tanto nelle risposte che ci diamo, quanto piuttosto nelle giuste domande che ci poniamo. Potrete scegliere personalmente il tema da trattare in ogni articolo o porre domande alla psicologa, inviando una email a info@paesenews.it. Questa rubrica ha come fine quello di favorire una riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni e le risposte fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le email saranno protette dal più stretto riserbo e quelle pubblicate, previo esplicito consenso del lettore, saranno modificate in modo da tutelarne la privacy.

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