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L’IMPORTANZA DEI LEADER NELLO SPORT

 Quanti leader ci sono in una squadra di calcio? Quali funzioni deve possedere l’allenatore per essere definito un leader?

“PSICOLOGIA DELLO SPORT”

La storia ci dimostra che le competizioni tra due schieramenti terminano sempre a favore di una parte, al cui vertice c’è una grande personalità, un condottiero che ha saputo guidare gli altri combattenti alla vittoria. Il percorso evolutivo di uno sport, come il calcio, è contrassegnato da grandi successi, resi possibili grazie alla presenza di calciatori eccezionali, con un’ ottima preparazione calcistica, e grandi abilità motivazionali, ed è questa la caratteristica centrale di un LEADER: riuscire a trovare e a trasmettere agli altri membri del gruppo la sintesi più congrua alla situazione di gioco che si sta svolgendo. Il leader è dotato di un’ intelligenza decisiva, semplice ed efficace, che suscita l’ammirazione dei compagni e li carica, spingendoli a seguire le sue direttive. Egli ha una visuale superiore, capace di vedere l’essenza dei fatti e i fenomeni cruciali del calcio. Si tratta di un potere carismatico innato, che genera una forte attrazione verso i gregari o aiutanti,

i quali non avvertono alcuna sottomissione, anzi provano un intenso piacere nel dare tutti se stessi, affinché il capo li conduca al successo. Una squadra, anche senza esserne consapevole, ha un intimo bisogno di individuare al proprio interno un leader, infatti, dopo un certo periodo di tempo, emergere la figura-guida. Costui dimostra in campo di possedere un comportamento vincente, sa leggere la partita come nessun altro, trova soluzioni geniali, anticipa gli eventi, inventa situazioni favorevoli, effettua delle giocate che portano al successo, e questo fa sì che la fiducia dei compagni verso di lui sia totale. Col suo modo di fare e di comunicare, sprona gli altri a dare sempre il massimo, battendosi sino alla fine, inoltre trasmette al gruppo il piacere di giocare a calcio, divertendosi e facendo divertire gli altri, comunica entusiasmo e grandi passioni agonistiche, gestisce bene le emozioni delle sfide sportive e non si dà mai per vinto, in pratica, egli svolge la funzione di grande “motivatore”, e viene definito LEADER DI CAMPO. La sua presenza in un insieme di individui che si appresta a competere per raggiungere degli obiettivi, come una partita di calcio importante, costituisce uno degli indicatori più validi per capire se un gruppo si è formato, se si consoliderà e se avrà un lungo periodo di vita.

Un collettivo di calcio è composto da numerosi individui, dotati ognuno di una propria personalità, ed infatti risulta difficile che un solo leader possa rappresentare tutti i giocatori, per cui in realtà esistono più guide. Oltre all’allenatore, che è il leader principale designato dalla società, che dovrà farsi accettare dai calciatori e guadagnare la loro stima, al suo fianco, le varie situazioni calcistiche presentano le condizioni per far emergere leader peculiari ai compiti, che si andranno ad affrontare di volta in volta.

Una figura importante è quella del LEADER DELLO SPOGLIATOIO, un giocatore che sa affrontare razionalmente i piani tattici, che comunica con chiarezza le proprie opinioni in merito al piano da adottare, di solito questo ruolo è ricoperto da un individuo con una lunga carriera ed esperienza.

Poi c’è il LEADER SOCIALE, simpatico, estroverso, capace di scuotere la parte irrazionale di tutti, di sollevare le emozioni più profonde, riesce a sdrammatizzare e ad abbassare l’ansia agonistica, tenendo alto il morale della squadra.

Durante le partite emerge un’altra guida indispensabile al gruppo, il LEADER DELL’AGGRESSIVITA’, che sollecita e mantiene elevato lo spirito combattivo della squadra. E’ un giocatore indomabile, che ha la qualità di contagiare anche il compagno più restio e risulta decisivo ai fini della partita.

Un altro leader, meno appariscente degli altri, ma anch’esso di pari importanza, è il CAPITANO DELLA SQUADRA, non sempre rivestito dal calciatore più anziano, ma è colui che rappresenta l’esempio di professionalità, di impegno negli allenamenti, sempre attento e meticoloso, con una voglia costante di migliorare le proprie abilità, manifesta spirito di sacrificio, sprona i compagni e contribuisce ad elevare la tenacia e il rendimento del gruppo.

Poi ci sono i LEADER SITUAZIONALI DI CAMPO, tra questi spicca il portiere come giocatore deputato a guidare la difesa, attento a richiamare le posizioni, pronto a incitare i compagni e ad acclamarli per gli interventi positivi.

Al vertice dei vari leader c’è l’ALLENATORE, il quale oltre ai suoi compiti tecnico-tattici, deve essere capace di individuare e motivare i calciatori che hanno le qualità fisiche, psicologiche e sociali più adatte a ricoprire le funzioni che sono state elencate. Una squadra senza i suoi leader non riuscirà mai a raggiungere gli obiettivi che si è data.

L’allenatore, all’interno di un gruppo sportivo, rappresenta sia un “leader istituzionale” sia un “leader relazionale”. Egli possiede un “potere di posizione”, poiché è stato designato dalla società, e una quantità variabile di “potere personale”, basato sulla fiducia che la squadra ripone in lui, ponendosi come punto di riferimento e guida. Un allenatore deve interpretare tanti ruoli, egli è un tecnico, un educatore, un organizzatore e soprattutto un leader. La sua abilità consiste proprio nel saper passare con facilità da un ruolo all’altro.

Secondo Haroux, le principali funzioni dell’ ALLENATORE come leader sono:

  1. Essere l’epicentro della forza coesiva del gruppo, partecipando ad ogni iniziativa, conversazione, attività, ecc.
  2. Rappresentare un modello per il gruppo, sotto il profilo tecnico, tattico, comportamentale, etico, fisico.
  3. Liberare la squadra dall’onere di prendere decisioni e dal peso delle responsabilità, in modo che il gruppo possa concentrarsi sul proprio compito.
  4. Addossarsi le funzioni esecutive, al fine di raggiungere gli obiettivi del gruppo, stilare il programma di lavoro, prepararne l’attuazione e guidarne l’esecuzione.
  5. 5. Rappresentare il gruppo e difenderne gli interessi e l’immagine nei rapporti con gli estranei.
  6. Controllare le relazioni tra i membri, ponendosi al centro della rete di comunicazioni, la quale non deve essere necessariamente centralizzata.

Di fondamentale importanza è la formazione psicologica dell’allenatore, che permette di conseguire un livello di maturità e di equilibrio psichico, garantendo consapevolezza e controllo delle proprie dinamiche affettive. Inoltre non si deve tralasciare la formazione ed il continuo aggiornamento tecnico-professionale. Non esiste un modello standardizzato di “allenatore ideale”, ma la cosa certa è che l’allenatore è un leader, ed è di vitale importanza, per la salute del gruppo, che egli raggiunga un elevatissimo “grado di coscienza” del proprio potere e degli effetti che questo può provocare su se stesso e sugli altri.

La rubrica di approfondimento su tematiche psicologiche, a cura della Dott.ssa Angela Pagliaro Psicologa, ha l’obiettivo di affrontare temi e problemi che ci incuriosiscono e su cui vogliamo saperne di più, fornendo spunti di riflessione e quesiti sulla nostra vita e sulle relazioni con gli altri. Domande che forse non ci siamo mai posti e che sappiano ampliare i nostri orizzonti, con l’idea di fondo che la conoscenza non sta tanto nelle risposte che ci diamo, quanto piuttosto nelle giuste domande che ci poniamo. Potrete scegliere personalmente il tema da trattare in ogni articolo o porre domande alla psicologa, inviando una email a info@paesenews.it. Questa rubrica ha come fine quello di favorire una riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni e le risposte fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le email saranno protette dal più stretto riserbo e quelle pubblicate, previo esplicito consenso del lettore, saranno modificate in modo da tutelarne la privacy.

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