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IL GROUPTHINK: PENSARE CON LA MENTE DEL GRUPPO

ll termine Groupthink (o pensiero di gruppo) fu coniato nel 1952 da William H. Whyte in un articolo sulla rivista Fortune, che non lo definiva come un semplice conformismo, ma come una forma razionalizzata di conformismo, in cui i valori del gruppo non sono solo convenienti ma addirittura virtuosi e giusti. Irving Janis che svolse ampi studi sull’argomento negli anni settanta, definiva il gropthink come un modo di pensare che la gente fa proprio quando si trova profondamente coinvolta in un gruppo chiuso, quando l’aspirazione dei membri all’unanimità ha la precedenza sulle loro motivazioni a valutare, in maniera realistica, la possibilità di differenti linee di condotta. I membri del groupthink vedono se stessi come parte di un in-group che opera contro un altro gruppo (out-group) che si oppone ai loro scopi. Nel fenomeno del pensiero di gruppo ogni membro cerca di conformare le proprie opinioni a quelle degli altri per ottenere consenso: il risultato finale è una situazione in cui il gruppo concorda su azioni e decisioni che ognuno individualmente e normalmente non avrebbe mai preso o addirittura pensato. Questo fenomeno presente in occasioni quotidiane, potrebbe avere anche conseguenze negative: come nel caso delle scelte finanziarie, nelle decisioni di un’azienda, o anche le dinamiche del terrorismo in cui i seguaci sono convinti di sacrificarsi e di sacrificare persone innocenti per un bene supremo, conformandosi totalmente al pensiero del gruppo a cui appartengono. Quando un gruppo deve prendere una decisione, con buona probabilità mostrerà gli otto sintomi del pensiero di gruppo:

1. L’illusione di invulnerabilità: i membri del gruppo credono di non poter mai fallire. 2. La convinzione della bontà e moralità della propria causa. 3. La creazione di un’atmosfera di non contraddizione. 4. I gruppi rivali sono stereotipati e gli esterni non vengono considerati meritevoli di partecipare. 5. L’istaurarsi di un clima di auto-censura che elimina ogni possibile espressione di disaccordo. 6. L’illusione di unanimità a scapito di una mancanza di reali alternative. 7. La pressione diretta verso chiunque si permetta di dissentire. 8. La preoccupazione dei membri di proteggere il proprio leader, evitando di fornirgli informazioni che lo possano contraddire.

Esistono soluzioni per prevenire il fenomeno del “pensiero di gruppo”, che prevedono: 1. La possibilità di rapportarsi ad un gruppo più vasto nella presa delle decisioni. 2. Il leader deve restare imparziale per tutta la discussione ed eventualmente fare i propri commenti dopo tutti gli altri membri. 3. Una suddivisione in gruppi con compiti diversi. 4. Il lavoro svolto in piccoli gruppi con un momento di discussione finale tra tutti i partecipanti. 5. L’utilizzo di esperti esterni. 6. L’individuazione di un “Avvocato del Diavolo” che rimetta in discussione le idee del gruppo. 7. La possibilità di presentare alternative in un secondo momento. Secondo Wilfred Bion la partecipazione di un individuo a un gruppo comporta una certa quota di perdita di parti di sé, che devono essere cedute al gruppo per poterci entrare in contatto, inoltre il gruppo sente inconsciamente come pericoloso ogni tipo di cambiamento e cerca di contrastarlo a tutti i costi. Per difendersi, secondo Bion, il gruppo attiva delle dinamiche universali definite “assunti di base”. Gli assunti di base sono tre: la dipendenza in cui predomina l’aspettativa inconscia che tutto il benessere del gruppo possa arrivare solo dalla figura del leader, dai cui ci si aspetta una soluzione magica di tutti i bisogni e che sollevi i membri del gruppo dalla responsabilità di pensare; l’attacco-fuga in cui emerge la convinzione irrazionale dell’esistenza di un nemico contro cui il gruppo si sente chiamato a difendersi attaccando o fuggendo e qualsiasi altra soluzione e vissuta come non realizzabile; e infine l’attivazione dell’assunto di base di accoppiamento che produce la convinzione inconscia di una speranza di tipo “messianico” che genera l’attesa della nascita nel gruppo di un evento o un’idea che porti alla soluzione di tutti i bisogni ponendo tutti i membri in uno stato di attesa passiva.

La rubrica di approfondimento su tematiche psicologiche, a cura della Dott.ssa Angela Pagliaro Psicologa, ha l’obiettivo di affrontare temi e problemi che ci incuriosiscono e su cui vogliamo saperne di più, fornendo spunti di riflessione e quesiti sulla nostra vita e sulle relazioni con gli altri. Domande che forse non ci siamo mai posti e che sappiano ampliare i nostri orizzonti, con l’idea di fondo che la conoscenza non sta tanto nelle risposte che ci diamo, quanto piuttosto nelle giuste domande che ci poniamo. Potrete scegliere personalmente il tema da trattare in ogni articolo o porre domande alla psicologa, inviando una email a info@paesenews.it. Questa rubrica ha come fine quello di favorire una riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni e le risposte fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le email saranno protette dal più stretto riserbo e quelle pubblicate, previo esplicito consenso del lettore, saranno modificate in modo da tutelarne la privacy.

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