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Carlo Ancelotti: il vero “normal one”

In un calcio fatto sempre più spesso da personaggi sui generis che pensano principalmente ad apparire, c’è un uomo che ha fatto della serietà e della concretezza il suo stile di vita. Quest’uomo è Carlo Ancelotti, uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio, che quest’anno ha deciso di sposare la causa Napoli al fine di far compiere alla squadra partenopea il definitivo salto di qualità, sia in campionato che in Europa. Dopo anni passati ad insegnare calcio e conquistare trofei in giro per il mondo, la nuova missione del tecnico emiliano è una sola: riportare lo scudetto a Napoli. Nonostante a causa di una stratosferica Juventus l’impresa appaia più complessa che mai, la squadra partenopea non ha alcuna intenzione di alzare bandiera bianca ed ha dimostrato in più di un’occasione di volere vendere cara la pelle.

L’uomo della rivoluzione

Ancelotti è giunto a Napoli con il difficile compito di non far rimpiangere un allenatore che nei suoi due anni in terra campana è entrato nel cuore di tutti i tifosi: Maurizio Sarri. Il tecnico toscano, infatti, nelle stagioni passate sulle panchina del Napoli ha incantato gli appassionati di calcio di mezzo mondo grazie al gioco spumeggiante prodotto dalla propria squadra. Nel finire dello scorso campionato, tuttavia, il rapporto con il presidente De Laurentiis è andato deteriorandosi sempre di più e Sarri ha così deciso di accasarsi in Premier League, sulla panchina del Chelsea dove sta dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, di essere uno dei migliori allenatori in circolazione. Ancelotti è quindi arrivato a Napoli con la consapevolezza che sarebbe stato difficile fare meglio di quanto fatto nelle stagioni precedenti ma, grazie alla sua competenza ed alla sua umiltà, sta riuscendo in un’impresa che sembrava impossibile. Nelle prime uscite stagionali, infatti, il suo nuovo Napoli ha dimostrato di aver compiuto il definitivo salto di qualità e, se al sei di dicembre la Juventus, a quota 1,25, è l’assoluta favorita per la conquista del suo ottavo scudetto consecutivo, i partenopei si candidano ad essere la sua più seria pretendente al titolo.

Gli accorgimenti tattici

Ancelotti non perde occasione per ricordare quanto grande ed importante sia stato il lavoro compiuto nel tempo da Maurizio Sarri: in una recente intervista, ad esempio, ha affermato che non solo a Napoli “ha trovato un terreno ben arato ma che l’erba era già rigogliosa”. Partendo da questo presupposto, pertanto, l’intelligenza di Ancelotti si è manifestata nel non voler stravolgere i principi di gioco dei partenopei ma nell’adottare dei piccoli accorgimenti tattici che potessero permettere a tutti i giocatori di esprimersi al meglio. Il Napoli è così passato dal collaudato 4-3-3 di Sarriana impostazione al 4-4-2: ciò ha comportato il miglioramento in fase realizzativa di Lorenzo Insigne, sempre più “mattatore” di squadra, alla rinascita di Dries Mertens e, soprattutto, all’esplosione del centrocampista spagnolo Fabian Ruiz che sta dimostrando di essere uno dei talenti più cristallini e di prospettiva del calcio mondiale. La grandezza di Ancelotti sta proprio in questo: non anteporre mai sé stesso ai propri calciatori e lavorare con umiltà ed equilibrio solo ed esclusivamente per permettere alla propria squadra di rendere al meglio.

La gestione del gruppo

Una delle note stonate della passata gestione targata Sarri è stata sicuramente l’errata gestione del gruppo, o per meglio dire, di chi non era considerato un titolarissimo. Nelle passate due stagioni, infatti, il tecnico toscano ha dimostrato di credere in soli undici titolari, con tre sostituzioni predefinite, e ciò ha comportato che nei momenti cruciali della stagione i partenopei siano apparsi stanchi ed abbiano perso punti fondamentali nella cavalcata scudetto. Ancelotti, invece, da allenatore esperto ha fatto intendere sin da subito che per lui non sarebbero esistiti dei titolari ma che, anzi, sarebbe sceso in campo solo ed esclusivamente chi in settimana si sarebbe dimostrato più pronto e, sino ad oggi, così è stato. Eccezion fatta per il difensore Koulibaly, il centrocampista Allan e Lorenzo Insigne, vere colonne portanti del nuovo Napoli, tutti i giocatori sono stati ruotati al fine di preservare al meglio la loro condizione fisica e giungere al momento decisivo della stagione al top della forma. Sono così esplosi dei giocatori che ormai sembrano persi, come Maksimovic, Ounas e Milik, e sono riusciti ad inserirsi al meglio nei meccanismi di squadra anche i nuovi arrivati Malcuit e Fabian Ruiz.

L’uomo prima del calciatore

Ancelotti, ancor prima che un grande allenatore, sta dimostrando di essere un grande gestore di uomini: tutti i calciatori che nel corso degli anni hanno avuto la fortuna di essere allenati dal tecnico emiliano si sono detti innamorati del suo modo di fare e della sua classe. Anche in queste prime uscite appare evidente come la squadra sia completamente al servizio del suo allenatore: mai un’uscita fuori luogo, mai una parola fuori posto, mai un gesto che potrebbe generare nervosismo. La classe di Carlo Ancelotti pare aver contagiato tutti e, a prescindere dai risultati sportivi che riuscirà ad ottenere questo Napoli, l’impressione è che la squadra stia maturando dal punto di vista mentale e caratteriale, ancor prima che meramente calcistico. Ne è la dimostrazione l’ultima vittoria ottenuta sul difficile campo di Bergamo contro l’Atalanta, vinta dagli azzurri grazie ad un goal del subentrante Milik che, seppur stia vedendo poco il campo da titolare, non ha mai osato lamentarsi ma, anzi, è sembrato rigenerato dalla cura Ancelotti e, ad oggi, ha già messo a segno cinque goal in campionato.

A prescindere dalla propria fede calcistica, un vero appassionato di calcio non può non amare Carlo Ancelotti, come uomo ancor prima che come allenatore di calcio. La sensazione è che Carletto sia giunto a Napoli con una missione e che non abbia alcuna intenzione di lasciare la città prima di aver riportato a casa Napoli un titolo importante.

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