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PSICOLOGIA – L’aggressività e l’identikit della persona aggressiva

L’aggressività è un comportamento verbale o fisico il cui scopo è causare sofferenza. Con tale definizione non si intendono le azioni che possono arrecare danni involontariamente come incidenti o scontri d’auto, ed esclude anche atti che provocano dolore o sofferenza nell’intendo di aiutare l’altro, ad esempio come andare dal dentista. Tale concetto, invece, comprende pugni, calci, schiaffi, offese, minacce, insulti e persino pettegolezzi, semplici allusioni e menzogne che hanno l’obiettivo di causare dolore e sofferenza ad altre persone in maniera totalmente volontaria. Esistono due tipi di aggressività: quella ostile che scaturisce dall’odio ed ha l’obiettivo di ferire o danneggiare; e quella strumentale che ha come scopo l’arrecare dolore per raggiungere un secondo fine. Gran parte degli atti di terrorismo rientrano nella categoria dell’aggressività strumentale, così come anche le guerre, con l’intento di raggiungere i propri scopi persino se ciò implica la distruzione di un’intera popolazione o il sacrificio di tante persone innocenti. L’aggressività ostile avviene a caldo, mentre quella strumentale a freddo. La maggior parte degli omicidi rientra nella categoria delle aggressioni ostili, causati da liti, motivi passionali, essi sono dovuti a scoppi emotivi e impulsivi, ma altri delitti sono di natura strumentale, come atti violenti di punizione o di coercizione sessuale. Freud sosteneva che l’aggressività umana scaturisse da un impulso autodistruttivo, il quale reindirizza verso gli altri l’energia di un primitivo desiderio di morte (la pulsione di morte). Mentre, Lorenz, filosofo ed etologo, supportava il carattere adattivo dell’aggressività piuttosto che autodistruttivo. Entrambi gli studiosi concordavano sul fatto che l’energia aggressiva fosse “istintiva” (non appresa e universale). Se tale energia non viene liberata in qualche modo, si accumula fino ad esplodere o fino a quando uno stimolo appropriato la rilascia. Gli psicologi evoluzionistici David Buss e Todd Shackelford sottolineano l’aspetto adattivo dell’aggressività, come una sorta di strategia per difendersi da attacchi o per acquisire risorse.

Ma quali sono le caratteristiche della persona aggressiva? Vediamo cinque aspetti principali che la rappresentano.

1. Ha una mentalità chiusa e rigida
La persona aggressiva è convinta che il suo modo di pensare sia l’unico giusto, scelte diverse sono inaccettabili e quindi attaccabili. Dietro questo comportamento spesso si nasconde una personalità debole che ha paura della diversità ed è disposta a tutto pur di mantenere preservata la sua posizione all’interno della società.
2. Vuole imporre le sue regole a tutti
Il soggetto aggressivo non è per niente flessibile, quando le discussioni seguono le sue regole tutto sembra andare per il verso giusto, in caso contrario la rabbia prende il sopravvento e la situazione gli sfugge di mano.
3. Critica continuamente gli altri
Chi si dedica a criticare gli altri cerca semplicemente di distrarre la propria mente dal disagio esistenziale che vive ogni giorno, cioè critica gli altri per evitare di criticare se stesso. La differenza tra l’assertivo e l’aggressivo sta nel modo di comunicare eventuali disappunti: il soggetto assertivo cercherà di centrare il problema e focalizzare l’attenzione sulle possibili soluzioni, mentre l’individuo aggressivo si concentrerà sugli errori delle persone puntando loro il dito contro.
4. Non è empatico
Essere empatici significa mettersi nei panni degli altri, comprendere i loro sentimenti e stati d’animo. Grazie all’empatia condividiamo il dolore di un’altra persona e ci mettiamo in moto per aiutarla a superare i momenti di difficoltà. L’aggressivo non è per niente empatico e vede le altre persone come nemici da sconfiggere o da cui difendersi. Tende a manifestare atteggiamenti e comportamenti egoistici, pensando solo a se stesso e non interessandosi di poter ferire la sensibilità altrui.
5. E’ molto competitivo
Il soggetto aggressivo ha un eccessivo spirito competitivo, poiché non riesce a sopportare l’idea di essere inferiore ai suoi “rivali”. Il suo scopo è quello di mostrarsi sempre superiore agli altri, o di apparire, agli occhi di tutti, il più forte. A livello psicologico un po’ di sana competizione può fungere da stimolo, ma quando supera il limite della normalità induce gli individui a pretendere sempre di più da se stessi, con un carico di stress molto pesante da sopportare. Bisogna lasciare più spazio alla collaborazione e meno alla competizione, in tal modo ci saranno numerosi benefici sia nella sfera privata che in quella professionale.

La rubrica di approfondimento su tematiche psicologiche, a cura della Dott.ssa Angela Pagliaro Psicologa, ha l’obiettivo di affrontare temi e problemi che ci incuriosiscono e su cui vogliamo saperne di più, fornendo spunti di riflessione e quesiti sulla nostra vita e sulle relazioni con gli altri. Domande che forse non ci siamo mai posti e che sappiano ampliare i nostri orizzonti, con l’idea di fondo che la conoscenza non sta tanto nelle risposte che ci diamo, quanto piuttosto nelle giuste domande che ci poniamo. Potrete scegliere personalmente il tema da trattare in ogni articolo o porre domande alla psicologa, inviando una email a info@paesenews.it. Questa rubrica ha come fine quello di favorire una riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni e le risposte fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le email saranno protette dal più stretto riserbo e quelle pubblicate, previo esplicito consenso del lettore, saranno modificate in modo da tutelarne la privacy.

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