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Fare trading sul Forex: come prepararsi al 2019

Il 2019 si preannuncia essere un anno particolarmente interessante per chi fa trading sul forex. Ma, per chi non sarà in grado di sviluppare un’accorta strategia di avvicinamento ai mercati finanziari, rischia anche essere un anno piuttosto critico, con numerosi eventi (elezioni europee, Brexit, strategie di policy monetaria da parte di BCE e Fed) che potrebbero turbare i precari equilibri sul fronte valutario.
Come prepararsi, allora, al 2019? Quali sono le previsioni più attendibili da parte degli analisti finanziari sul trading valutario? Stando a quanto suggeriscono buona parte delle indicazioni sul cambio euro – dollaro, il cross maggiormente interessato dalle strategie di trading, è improbabile che la coppia EUR/USD possa tornare ai massimi toccati nella prima parte dell’anno, quando il cambio sfiorò quota 1,25.
È invece molto probabile che possa rafforzarsi tiepidamente, con un range tra 1,14 e 1,15, e qualche sforata in area 1,17 – 1,18. Questo, almeno, il panorama per i prossimi 2-3 mesi.
Per quanto attiene invece il 2019, gli scenari sono evidentemente più aleatori. Occorrerà innanzitutto tenere in considerazione il fatto che la BCE sta per concludere il suo quantitative easing, e che al posto di tale generosa politica espansiva in termini di acquisti obbligazionari, potrebbe comparire una nuova policy di apertura graduale verso la stessa operatività, al fine di sostenere una stabilità finanziaria europea che sembra essere messa a dura prova da diversi elementi endogeni (per esempio, i rapporti con l’Italia) e esogeni (per esempio, la guerra commerciale).
La stessa importanza dovrà essere riposta nei confronti delle mosse della Federal Reserve, che è reduce dal penultimo meeting del 2018, nel quale ha mantenuto fermi i tassi di interesse di riferimento. Contemporaneamente, è anche emersa la prospettiva che il FOMC alzi i tassi in occasione della riunione di dicembre, e che poi nel 2019 proceda a un graduale incremento del costo del denaro (forse in 3 occasioni).
A questi elementi si aggiunga altresì l’elemento legato alle politiche commerciali globali, che si agitano all’orizzonte come elemento di spauracchio internazionale. In verità, il risultato delle elezioni di Midterm, con i democratici che hanno recuperato il possesso della maggioranza alla Camera, potrebbe indurre miti consigli a Trump, che difficilmente potrà stimolare la crescita economica nazionale sul fronte fiscale (come ha fatto nel recente passato) e dovrà pertanto cercare di abbassare i toni sul fronte commerciale (ma con il rischio di turbare parte del proprio elettorato, che ha fatto dell’America first la propria bandiera).
Traendo le sintesi, si può pensare che nel 2019 il valore dell’euro possa essere sostenuto dalla fine del quantitative easing, ma che l’effetto del rafforzamento della moneta europea su quella statunitense sarà destinato a svanire sul breve periodo, o che comunque sarà sostanzialmente limitato dalle decisioni della Federal Reserve, che proseguirà la strada del rialzo dei tassi.
Ultimo aspetto, da non sottovalutare: il 2019 sarà l’ultimo anno di guida dell’Eurotower da parte di Mario Draghi. Un elemento che potrebbe incrementare l’incertezza sulla situazione finanziaria, soprattutto se dovessero profilarsi delle voci su un sostituto di “rottura” rispetto alla policy fin qui adottata.

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