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Caserta / Sessa Aurunca / Piedimonte Matese – Sanità e camorra, la Procura chiede la conferma di tutte le condanne

Caserta / Sessa Aurunca / Piedimonte Matese – Il processo scaturito dall’operazione Croce Nera, arriva davanti ai giudici dell’appello di Napoli. Il procuratore generale ha chiesto per tutti gli imputati la conferma della sentenza di primo grado. Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha condannato
Bartolomeo Festa a 10 anni e 10 mesi di carcere
Remo D’Amico a 10 anni
Elvira Zagaria (sorella del capocolan dei Casalesi Michele) ad 8 anni
Giuseppe Gasparin a 3 anni e 6 mesi
Domenico Ferraiolo ad 8 anni e 6 mesi
Vincenzo Cangiano 8 anni e 6 mesi
Orlando Cesarmi di Piedimonte Matese 8 anni e 6 mesi
Antonio Della Mura 2 anni e 6 mesi
Ida De Palma 3 mesi: Raffaele Donciglio 9 anni
Luigi lannone 7 anni e 6 mesi
Giuseppe Porpora un anno e sei mesi
Rocco Ranfone 2 anni e 6 mesi
Domenico Silvano Ricciuti 6 mesi

Secondo la ricostruzione della Procura antimafia, il gruppo criminale si era gradualmente infiltrato nel tessuto politico-amministrativo dell’ospedale, “trasformandosi in un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti Secondo la ricostruzione della Procura antimafia, il gruppo criminale si era gradualmente infiltrato nel tessuto politico-amministrativo dell’ospedale, “trasformandosi in un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia, potendo contare sul potere derivante dalla preminente matrice mafiosa”. Ritenuto centrale dagli inquirenti il ruolo svolto da Elvira Zagaria, sorella del boss ed ex latitante Michele Zagaria. A seguito dell’arresto di tutti i membri maschi della famiglia e dopo la morte del marito Francesco Zagaria. negli ultimi due anni era toccato a lei. secondo gli inquirenti, il compito di gestire gli ingenti capitali illeciti derivanti dalle attività delle imprese del clan. Un’organizzazione che, stando a quanto riscontrato dagli investigatori, sarebbe nata nel 2006 quando Francesco Zagaria. cognato dell’allora latitante Michele riuscì a far nominare un suo uomo di fiducia quale dirigente generale dell’ospedale Luigi Annunziata, poi deceduto. Da quel momento Francesco Zagaria avrebbe assunto (fino al suo decesso) il controllo delle assegnazione dei lavori pubblici nell’ospedale, dando vita ad un cartello di imprese mafiose, ancora oggi operante. Centro nevralgico, secondo la Oda, delle attività criminali è stato ritenuto essere l’ufficio del dirigente dell’unità operativa complessa di Ingegneria ospedaliera, Bartolomeo Festa, in carica dal 1 gennaio 2006 anch’egli per volere di Francesco Zagaria.  Quest’ultimo, coadiuvato da gran parte degli impiegati del suo ufficio, aveva il compito di truccare i bandi di gara e gli atti ad essi equipollenti, per favorire gli imprenditori del clan, i quali, a loro volta, periodicamente dovevano versare parte dei guadagni così ottenuti nelle mani degli Zagaria.

 

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