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MARZANO APPIO / ROCCAMONFINA – PRODUZIONE DELLE CASTAGNE AL 10%. E’ DISASTRO ECONOMICO. E I COMMERCIANTI FANNO “STROZZINAGGIO”

MARZANO APPIO / ROCCAMONFINA (di Nicolina Moretta) – E’ un disastro economico quello che si sta delineando lungo i pendii del vulcano di Roccamonfina. Il raccolto  di quest’anno non dovrebbe superare il 10%. Un danno enorme per centinaia di famiglia e di piccole imprese che basano la loro economia sulla castagna.
Il flagello del cinipide che da diversi anni si sta abbattendo sui castagneti dell’Alto Casertano, continua ad avere effetti devastanti sull’economia di molte comunità dell’area; comunità che traevano linfa vitale dal ciclo della castagna. Dall’inizio dell’infezione (2002) ad oggi, la produzione di castagna è ridotta, mediamente del 70%. Quest’anno potrebbe andare ancora peggio.
Ogni anno il vasto territorio – compreso fra i comuni di Roccamonfina, Teano, Marzano Appio, Tora e Piccili, Conca Della Campania, Sessa Aurunca, Mignano Monte Lungo e Caianello – è capace di produrre – in tempi ottimali – oltre 400mila quintali di castagne divise in cinque varietà; fra esse spicca la primitiva che è praticamente unica nel panorama internazionale. Numeri capaci di produrre un giuro d’affari che sfiora i 50milioni di euro ogni anno. Migliaia di famiglie, decine di imprese si reggono sulla produzione e il commercio della castagna.
I castagneti rendono unico il paesaggio e hanno sempre dato una buona rendita di sostentamento agli agricoltori che li curano con fatica, amore e dedizione, come se il castagneto di proprietà fosse davvero la loro prima casa. Da qualche anno il cinipide e le avverse condizioni atmosferiche hanno quasi del tutto azzerato la preziosa produzione, gettando nello sconforto le famiglie che avevano come unico mezzo di sostentamento per tutto l’anno solo il guadagno della raccolta delle castagne. Quest’anno pare che la produzione sia intorno al 10% e dà ancora più fastidio, pesa ancora di più l’usanza dei commercianti di togliere il 6 % ad ogni quintale di castagne conferite. Un’usanza medievale dei commercianti: è un esercizio di potere antico per tenere in soggezione chi il raccolto l’ha sudato e stentato, una forma di strozzinaggio che fa di un quintale 94 chilogrammi e non più 100, come se la matematica fosse un’opinione: quella dei commercianti!

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