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Pompei – Gay Pride, Rete Pro Vita e Famiglia: oltraggio al tempio della Madonna: fra volgarità e satanismo

Pompei (di Paolo Mesolella) –  Si è tenuto a Pompei il corteo del Gay Pride, volutamente rinominato soltanto “Pride” per offrire all’opinione pubblica una visione di una manifestazione non più sotto forma di ‘farsa carnevalesca’ ma, al contrario, come goffamente tentano di fare gli organizzatori di Arcigay e del mondo LGBTQ, sotto forma di corteo pacifico nel quale famiglie ‘normali’ e gente pacifica sfila per le strade insieme ai bambini ed a giovani festanti in armonia e gioia per rivendicare appunto l’orgoglio della propria diversità.In linea con questo intento, la stragrande maggioranza dei media si è ben guardata dal documentare con foto e video la realtà dei cosiddetti “Gay Pride”, fatta certamente anche di persone che appaiono normali e festose, ma per la maggiore composta da invasati travestiti da zombie che, con una musica da rave party assordante a far da sottofondo, hanno sfilato ieri per le strade della Città Mariana mezzi nudi, travestivi in modo volgare e succinto, inveendo contro la Chiesa cattolica e mostrandosi nelle loro volgarità più oscene e sbeffeggianti le icone della Madonna e di Gesù Cristo.
Il Corteo si è aperto con uno striscione che recava questo testo: “In memoria di tutte le persone omosessuali perseguitate e uccise dalla Chiesa cattolica”, con il chiaro intento di piazzare uno schiaffo in pieno volto alle Autorità ecclesiali rappresentate dalla sede vaticana che è appunto la Basilica della Beata Vergine del Rosario. Quindi, il solito mix di persone travestite da “madonne” e di cartelloni raffiguranti il Santo Padre con drappi arcobaleno.
L’intento degli organizzatori, più volte denunciato dalla Rete Pro Vita e Famiglia, era quello di imporre un simile corteo osceno e volgare in un luogo di Culto come il Santuario Mariano di Pompei. E così è stato!
La “parata carnevalesca e volgare”, che ha previsto ben tre carri allegorici allestiti con musica da discoteca sparata ad alto volume in violazione sprezzante dell’Ordine del Silenzio imposto dalle Autorità ecclesiali a tutta l’Area che interessa la presenza religiosa, oltre a sfilare dinanzi al Santuario della Beata Vergine del Rosario ha infatti voluto stanziare qualche minuto, al passaggio, proprio in Piazza Bartolo Longo dinanzi l’ingresso della sede religiosa. Ed è in quel preciso momento che, senza alcun intervento delle Autorità preposte, impunemente i manifestanti si sono lasciati andare alle più bieche oscenità e ad improperi rivendicando con stizza e tono perentorio un presunto “rispetto” che loro non hanno assolutamente avuto nei confronti di chi non la pensa come loro ma, soprattutto, nei confronti del luogo di culto e dei fedeli in pellegrinaggio.
Mentre il corteo volgare e osceno transitava per piazza Bartolo Longo, i militanti della Rete Pro Vita e Famiglia – che in mattinata avevano ricevuto l’autorizzazione da parte delle Forze dell’Ordine a recitare un Santo Rosario riparatore dinanzi l’ingresso della Basilica – decidevano di stanziare anch’essi in piazza Bartolo Longo per proseguire con la Preghiera.
Per motivi di ordine pubblico, però, venivano invitati dalle forze di Polizia a stanziare non oltre il Sagrato, potendo così recitare il Santo Rosario al passaggio del corteo offensivo “guardati a vista”, però, da decine e decine di uomini delle forze dell’Ordine in borghese convenuti per la circostanza. La Rete Pro Vita e Famiglia, pur ringraziando le Forze dell’Ordine che non si sono opposte alla volontà espressa dai fedeli di pregare al passaggio del corteo, stigmatizza in primis l’atteggiamento del Sindaco e del Questore di Pompei i quali, più volte sollecitati a valutare in nome del buon senso il passaggio del corteo offensivo del Gay Pride in altro tragitto alternativo che ne evitasse il transito per piazza Bartolo Longo dinanzi al Santuario, non hanno recepito queste istanze confermando in questo modo di aver ceduto alle pressioni degli organizzatori.
Quindi, la Rete Pro Vita e Famiglia stigmatizza il comportamento dei politici, in particolare del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e del Sottosegretario di Governo Vincenzo Spadafora e di tutti gli altri politici presenti al corteo come la Senatrice Monica Cirinnà che continuano a negare che queste manifestazioni siano volgari oscene ed offensive e fanno finta di non vedere le tristi immagini, che sono purtroppo la maggioranza in questo tipo di eventi, di giovani che, parzialmente o quasi totalmente denudati e truccati in modo oltraggioso ed aggressivo, si lasciano andare ad atteggiamenti palesemente equivoci e ad improperi verso la Chiesa cattolica e verso tutti coloro che non si allineano al pensiero unico dominante.
La Rete Pro Vita e Famiglia stigmatizza, in conclusione, le scelte del Prefetto di Napoli che ha di fatto blindato una città come quella di Pompei ma, allo scopo di evitare di fornire ai media ed all’opinione pubblica un’immagine di una manifestazione ad alto rischio perché questo avrebbe messo in cattiva luce gli intenti degli organizzatori, ha imposto alle Forze di Polizia di essere presenti a centinaia in Piazza e nelle zone limitrofe ma in abiti borghesi ed ha comandato che nessuna altra manifestazione fosse ufficialmente consentita in risposta a quella oscena e volgare del Gay Pride.
Soltanto la maturità dei nostri responsabili e dei nostri militanti, che hanno stabilito fin dal primo momento proficue e corrette relazioni con i vertici della Polizia di Stato preposti alla Sicurezza nella giornata di ieri rispettandone scrupolosamente tutte le indicazioni e gli inviti, ha fatto sì che la nostra preghiera mattutina ed il nostro momento di raccoglimento sul Sagrato al passaggio del corteo del Gay Pride dinanzi la Basilica si potesse svolgere pacificamente anche se, come detto, “guardati a vista” dagli uomini della Polizia in borghese. E questo stride pesantemente con la libertà di movimento di cui hanno goduto i manifestanti del Gay Pride!
Su questo, non rimarremo silenti e proporremo alla Politica che ha ancora buon senso di intraprendere iniziative forti. Fa tanto rumore, in conclusione, il silenzio assordante delle Autorità ecclesiali, in particolar modo di Sua Eccellenza il Vescovo di Pompei, che avrebbe fatto meglio ad evitare quella nota sciapita diramata poche ore prima del Gay Pride e sistematicamente disattesa dagli organizzatori di Arcigay. A Sua Eccellenza il Vescovo di Pompei vorremmo con rispetto chiedere:  “Caro Vescovo, Lei cosa dice delle blasfemie sacrileghe verso la Santa Vergine Maria durante il passaggio del corteo chiassoso e oltraggioso dinanzi la Basilica della Beata Vergine del Rosario”?
(Rete Pro Vita e Famiglia)

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