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SAN PIETRO INFINE – Inaugurata la targa in ricordo di Domenico Di Zazzo, tanta commozione tra i presenti

SAN PIETRO INFINE ( di Antonio Migliozzi ) – Così come lo storico e scrittore Maurizio Zambardi si augurò qualche tempo fa, nella tarda mattinata di domenica 17 settembre l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Mariano Fuoco ha tenuto la cerimonia nella quale si è inaugurata la targa commemorativa in ricordo di Domenico Di Zazzo, morto il 18 settembre 1947 mentre stava lavorando per la ricostruzione di San Pietro Infine in seguito alla distruzione del paese dai bombardamenti bellici. “Domenico Di Zazzo era uno dei sette di Francesco Di Zazzo e di Maria Carmina Rossi. Era nato a San Pietro Infine il 3 febbraio 1926, per cui quando morì aveva appena 26 anni ed era celibe. Era un giovane operaio che, come tanti altri del paese, si dava da fare per guadagnare il pane per sé e per la sua famiglia, lavorando alla costruzione del nuovo paese”, è stata il ricordo di Maurizio Zambardi. “Era il 18 settembre 1947, un giovedì – continua il ricordo dell’architetto e storico Zambardi – Era il tardo pomeriggio, mancava poco alla fine della giornata lavorativa nell’ampia area del cantiere di quella che diventerà poi Piazza Risorgimento. Alla sinistra della seconda rampa di scale, a partire dalla piazza, Domenico Di Zazzo ed il suo collega di lavoro ed amico Donato Carciero, di due anni più giovane di lui, stavano cavando della breccia che, impastata con sabbia e calce, serviva per realizzare le case popolari del nuovo paese. Per cercare quella più adatta, e cioè con una pezzatura uniforme di piccole dimensioni, si era creata una piccola cavità. I due si davano da fare per avvantaggiarsi il lavoro per il giorno dopo ma, all’improvviso, la grotta franò sui due operai. Domenico, che si trovava più all’interno, rimase completamente sepolto dalla sabbia. Donato, invece, fu più fortunato perché a rimanere sepolte furono solo le gambe ed in breve tempo riuscì da solo a liberarsi. Incredulo e spaventato si mise ad urlare a più non posso chiedendo aiuto. Accorsero sul posto molte persone ed iniziò una corsa frenetica per liberare il ragazzo. C’era chi scavava con le mani nude e chi con un badile ma, purtroppo, nonostante la prontezza dell’intervento, non si fece in tempo a salvarlo. Domenico fu trovato ripiegato su sé stesso. La volta franando lo aveva sorpreso e lo aveva schiacciato al suolo. Anche Antonio Zambardi, che quel giorno era a casa del nonno Adolfo, a circa 100 metri di distanza dal luogo della tragedia, ancora ricorda che sentì le urla disperate di aiuto di Donato, nonostante la distanza. Accorse immediatamente sul posto e dette anche lui una mano a scavare ma tutto fu invano”. Per tutti questi 70 anni a San Pietro Infine solo i più anziani erano a conoscenza di questa triste pagine del paese, che sopraggiunse proprio in un momento in cui la comunità di San Pietro Infine si stava rialzando dopo le tragiche ferite riportate dalla guerra. Adesso, grazie alla sensibilità dell’Amministrazione comunale spinta dall’invita di Maurizio Zambardi, anche i più giovani possono conoscere chi ha dato la vita per ricostruire la nuova San Pietro Infine, così anche per le future generazioni.

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